Riforma della scuola. Si pensa sempre e solo al denaro.

Con la nuova riforma della scuola si son introdotte parecchie nuove misure tra le quali spariranno i supplenti, ci sarà un "super preside", nuove assunzioni docenti, alternanza scuola lavoro, inglese dalle primarie, ecc...Ma sempre e solo al denaro si pensa.
Sinceramente ho sentito tanti discorsi sulla riforma scolastica. Ma mai si è parlato dell'importanza che la scuola stessa ha sui bambini, il futuro di una società.

In tempi di rapidi mutamenti di stili di vita, esigenze lavorative, situazioni sociali, occorre una pedagogia che non rincorra situazioni momentanee, ma, partendo da una conoscenza sempre più approfondita dell'essere umano in evoluzione, offra un'educazione ed un apprendimento via via conformi alle fasi evolutive della crescita del bambino. La pedagogia deve rivolgersi al bambino nella sua interezza, ed educare nello stesso tempo la sua volontà, la sua vita emotiva ed il suo pensiero, per sviluppare infine in lui il formarsi di rappresentazioni chiare e giudizi indipendenti, lo sviluppo di una interiorità capace di far confluire armonicamente gli impulsi individuali nell'organismo sociale, e il risveglio di tutte le proprie potenzialità creative, il tutto in una cornice non competitiva ed individualistica.

Il piano di studi deve accompagnare queste fasi di sviluppo, introducendo le materie in corrispondenza delle tappe di crescita degli allievi. Inoltre deve tener conto delle variabili che concorrono a realizzare l'evento pedagogico, e così le caratteristiche biografiche dei diversi alunni e delle classi, l'individualità dei singoli insegnanti, il particolare momento storico, il terreno socio-culturale in cui la scuola opera.
Quando il bambino entra nelle vita sociale della scuola, si verifica in lui un grande mutamento inferiore: non è più tutt'uno con il mondo esterno, inizia un percorso di individualizzazione e le forze che nel periodo precedente erano state quasi esclusivamente impiegate per il suo sviluppo corporeo, si rendono gradatamente disponibili anche per le attività intellettuali dell'imparare e del ricordare.

Il bambino di questa età non è ancora in grado di sviluppare processi di pensiero logico, ma questo viene condotto attraverso una configurazione artistica dell'insegnamento, ricco dì immagini linguistiche (vivo racconto), di momenti artistici (pittura, scultura, musica, recitazione, euritmia), e dì attività manuali (lavoro a maglia, cucito, falegnameria, giardinaggio) per imparare e fare, sviluppando forze di volontà. Tutto ciò costituisce una formidabile premessa ad una delle qualità più necessarie all'uomo di domani: imparare a vivere insieme agli altri.

Allo scolaro tra i sette e i quattordici anni il mondo delle conoscenze viene avvicinato prevalentemente attraverso i veicoli del sentimento e della volontà. In questo tempo il bambino cerca una guida e l'insegnante opera al fine di essere riconosciuto come una naturale autorità, divenendo per lui il mediatore del mondo.

Gli stati d'animo ed i pensieri che l'insegnante manifesta al bambino, agiscono ancora fortemente in lui. I maestri, in un certo senso, prima ancora di sapere, devono essere: ciò costituisce una grande responsabilità che può essere sostenuta con entusiasmo solo se si risveglia nell'educatore il sentimento di vocazione in un lavoro tanto impegnativo quanto necessario.

Tutto ciò che noi possiamo realizzare artisticamente diventa qualcosa di eccelso, soltanto se possiamo farlo scorrere nella massima delle arti, quella nella quale non ci viene dato della materia morta, come argilla o calore, ma nella quale ci viene dato il bambino vivente non ancora compiuto, il bambino che noi, fino ad un certo grado, dobbiamo portare artisticamente e pedagogicamente ad uomo compiuto.

Sono questi gli argomenti che mi piacerebbe sentire in una riforma scolastica, perché ne dovrebbe tenere conto "in primis". Non mi importa niente se risparmieremo 4 miliardi se a farlo ne risente il futuro del nostro paese. perché, ripeto, i bambini sono il nostro futuro.




Grazie, a presto!


La malattia della felicità. La TV

È un dato di fatto. Troppe immagini uccidono l’immagine.
Ecco quale potrebbe essere la malattia della felicità: non più vedere ma controllare che tutto proceda bene, come previsto. Così come il “tutto è arte” allude a un mondo in cui l’arte non è più granché, il tutto in vista segna il declino e il trionfo dello sguardo.
Si può dimostrare che la TV favorisce e non favorisce la democrazia, la verità, la pace fra i popoli e la libertà dell’uomo.

L’organo della democrazia

La Tv favorisce la democrazia. Come tutti sanno, la Tv è l’oggetto che gli intellettuali amano odiare, e che i politici sono costretti ad amare.
La Tv è democrazia, perché tutti la guardano e tutti ne parlano. Eguaglianza di accesso indispensabile all'esercizio della democrazia. La Tv rappresenta un rimedio alla distruzione del legame sociale.
Che senza Tv, l’elettore medio, che non  legge più, non saprebbe nulla dei programmi e dei partiti in competizione. Si tratta dunque dello strumento più democratico delle società democratiche e di un formidabile mezzo di comunicazione fra le persone.
Ma: non è certo difficile mostrare come la Tv spoliticizzi la politica, demotivi l’elettore, deresponsabilizzi il responsabile e assecondi pericolosamente la personalizzazione del potere. La cosa pubblica diviene una verità, l’ambiente politico una colonia dello show-business.
La Tv a forza di offuscare ogni differenza fra gli attori della scena audiovisiva; diviene  allora fattore di indifferenza.
L’ineguaglianza risiede anche nella capacità di farsi vedere, personalmente. In tutti i luoghi pubblici la precedenza del volto già visto da qualche parte su quello mai visto, da nessuna parte, è norma.
La democrazia non è la legge della maggioranza ma il rispetto delle minoranze. L’imperialismo dell’immagine nella tv non si direbbe faccia proprio quello.
Una democrazia esige cittadini attivi. La Tv, unita al sondaggio permanente, spinge a disertare lo spazio pubblico, come in una sorta di arresti domiciliari. Riduce il legame sociale a una relazione senza scambio. Ognuno a casa sua. Spoliticizzare significa in primo luogo immobilizzare.
Far finta: questo sarebbe il ruolo provvidenziale impartito nella nuova democrazia. Il teatro politico non è certo cosa nuova (il parlamento da noi è un anfiteatro). Ma la novità è in questo: in mancanza di intrighi e di poste in gioco, la teatralizzazione dell’azione diviene l’azione stessa (Renzi? )

L’apertura al mondo
            
La Tv apre al mondo. La Tv fa sparire il mondo. Si può a giusto titolo elogiare il tasso senza precedenti di apertura agli altri, la fine della frontiera, l’avvento del cittadino universale e dell’era postnazionale.
Tutto ciò che delocalizza civilizza, e la Tv favorisce una presa di coscienza planetaria e la causa umanitaria.
Tutto ciò non è falso, e nemmeno vero. A domicilio, non si viaggia su un qualche atlante. A selezionare i luoghi di destinazione non siamo noi ma l’attualità. Le immagini dei paesi lontani appaiono dunque per qualche minuto sui nostri schermi solo in caso di tragedie, di guerre, catastrofi. L’attualità costruisce la storia che costruisce la geografia. L’inverso, quindi, delle determinazioni reali. La comunicazione è libera, ma non l’accesso al mercato dell’informazione.
La Tv ha aperto i cuori e gli spiriti a sofferenze e oppressioni un tempo invisibili. Essa ha creato una sorta di opinione mondiale: è diventato più difficile massacrare impunemente. Tuttavia, ogni immagine diffusa è un rapporto sociale metamorfizzato in emozione individuale, piacevole o dolorosa.

La conservazione del tempo

La Tv è una formidabile memoria. La Tv è un funesto colabrodo. La Tv, dal punto di vista tecnico, è il migliore fra i congegni per rendere perenne la vita.
L’effetto patrimonio ha offuscato la differenza fra il vecchio mondo della conoscenza e quello nuovo della comunicazione archiviabile e stoccabile come l’altro.
Eccoci dunque tecnologicamente affrancati dall'irreversibilità del tempo che scorre. Ormai, ieri può essere oggi, o domani.
Tutto ciò è vero, ma anche il suo contrario. La fuga senza ritorno delle immagini che avviene giorno dopo giorno è infatti un canale di ricambio per le memorie e una dissuasione per l’intelligenza. Non è possibile, senza preliminare registrazione, bloccare o far tornare indietro un’ondata di immagini così come si può fare con un fascio di pagine.
È proprio la soppressione continua delle distanze, dei termini e dei ritardi che costituisce l’originalità della Tv sui mezzi di informazione scritta, in particolare in tempi di crisi.
La comunicazione rassicura, l’informazione disturba. Entrambe ci sono necessarie, e il giornalismo ha l’impegnativo compito di trovare la giusta distanza fra queste due polarità antagoniste.
A forza di voler esercitare il diritto di prelazione sull’evento, la cultura dello scoop, il ritmo tipico del nostro audiovisivo trasforma la sovrainformazione in disinformazione.
Disincantarsi dalle immagini trasmesse alla velocità della luce. 

L’effetto di realtà

La Tv è un operatore di verità, la Tv è una fabbrica di inganni. La prova davanti all’immagine annulla i discorsi e i poteri.
Ma l’effetto di realtà, ottimale sullo schermo video, è minato. Perché è senza causa. Davanti a queste immagini in diretta e in tempo reale, passo spontaneamente dall'altra parte dello schermo, nel reale. Qui sta la mistificazione: Perché c’è tutto un gioco di esibizione e di selezione dietro l’immagine presa in considerazione fra mille altre possibili e mostrata al loro posto, un gioco complicato di fantasie, di interessi e talvolta di rischi. Ma nessuno sguardo è obbiettivo, perché persino le telecamere automatiche sono piazzate da una volontà umana.
La nuova mentalità collettiva non è così empirica e priva di pregiudizi come vuole far credere. Essa ha sostituito il dogmatismo della Verità con il dispotismo dell’espressività. La verità non è più ottenuta, né elaborata, è qualcosa che c’è già , qualcosa di selvaggio e di impulsivo che l’espressione farà semplicemente passare dall'interno all'esterno. La verità nella tv è originale, non finale.
Sorridere è una tecnica, un obbligo di apparenza che non impegna a nulla. La spontaneità mediatica, come il genio è una lunga pazienza: una questione di disciplina e di apprendimento.
L’autoreferenzialità mediatica, come sappiamo, fa si che una frottola ripresa e diffusa diventi una quasi-verità.
Verrà il giorno in cui la messa in immagini del mondo farà del mondo un’immagine; della storia un telefilm; e di un combattimento incerto come tutti un western come un altro. “banalizzando lo straordinario e sublimando il banale”.




Grazie, a presto!







La Bellezza nel mondo e l'importanza dell'arte. Estetica e Azione.

Se si guarda il mondo con gli occhi di un bambino, senza tanti fronzoli per la testa insomma, ci meravigliamo di ciò che ci circonda. ma questo "meravigliarsi" cos'è? cosa scaturisce in noi la bellezza? cosa comporta l'azione "bella"?..



L’azione bella e la lotta

Accade in noi un processo attraverso il quale lo "spirito" è costretto ad uscire dalla propria quiete e si trova esposto al dolore, all'infelicità, al conflitto. Quando opposte esigenze di natura ideale ed universale stanno in lotta l’una con l’altra all'interno di uno stesso soggetto, nasce il Pathos, che costituisce la molla stessa dell’azione bellaL’arte si trova nella spiacevole condizione di sollecitare il giudizio positivo e l’ammirazione proprio di coloro che combatte. (Questa problematica costituisce il tema centrale di Lev Tolstoj, il quale assegna all'arte una funzione sociale, morale e religiosa). 
L’azione bella è per lo più un’azione immorale insomma. La cultura è contaminata dalla corruzione della società, dalla divisione sociale tra ricchi e poveri. Ne consegue l’egemonia di un’arte falsa e pervertita, interamente votata alla ricerca del piacere.
Eppure una risposta chiara e convincete a questo problema era nota fin dall'antichità. Essa consiste nel distinguere tre forme diverse di vita attiva: il lavoro, la produzione di opere e l’azione vera e propria. È evidente che l’esperienza artistica appartiene al secondo tipo, l’artista è un Homo Faber. Non esiste una differenza sostanziale tra un'esperienza comune e un'esperienza di bellezza: ogni esperienza può diventare estetica se proseguita e portata a compimento. Ciò che caratterizza l’esperienza estetica è dunque il compimento; l’azione diviene bella nella misura in cui mi impegno in essa, mi dedico ad essa, combatto per la sua manifestazione.
Ogni azione è in realtà iterazione col mondo esterno. L’esperienza è veramente completa quando si materializza in un’opera d’arte, perché così l’esperienza diventa trasmissibile comunicabile e socialmente rilevante.

L’azione estetica come tensione utopica

L’arte, da un lato aspira a alla compiutezza quindi, ma dall'altro contiene in se stessa una specie di frammentarietà che le impedisce di chiudersi in una totalità compiuta. L’arte è "immanenza" perché essa stessa si dà come qualcosa di esistente qui ed ora ma anche perché l’orizzonte utopico che essa apre è immanente, è quello della rivoluzione sociale e non quello di Dio.
(La vera figura maestra dell’irrequietezza utopica è Faust di Goethe. In lui l’azione utopica si configura come un tendere che non si accontenta di nessun risultato raggiunto, ma si appropria dell’esperienza acquisita per farne la base di un ulteriore passo in avanti. Ogni godimento viene cancellato da una nuova brama).
La musica è la più utopica e sociale delle arti. C’è qualcosa di incompiuto tutto teso verso l’oltrepassamento.

L’azione comunicativa

Problemi visti e discussi in passato come estetici vengono ora presentati come questioni relative alla comunicazione. Il vero cambiamento è stato quando la ragione nel procedere dell'arte si pone come momento di un istanza universale, individuabile nella comunità illimitata della comunicazioni. Il legame sociale si regge su un sentimento di empatia di identificazione con le emozioni altrui. La società delle comunicazioni si delinea come una società del sentire assai più che dell’agire, e così ne risente anche l'arte, ridotta a dover manifestare i sentimenti, ad esempio la felicità, in un selfie.

L’abbandono e l’ascolto

Perciò l’arte deve essere distinta sia dalla filosofia, che si articola in concetti e sia dalla scienza che si sviluppa attraverso funzioni. Mentre Le opere d’arte svolgono un ruolo fondamentale nella stabilizzazione e nel mantenimento delle sensazioni emotive. Tuttavia i tre diversi piani dell’arte, della filosofia e della scienza trovano un loro congiungimento nel cervello. Anche loro dunque abbozzano la svolta dal terreno psichico.
Quindi quando guarderete un tramonto la prossima volta, ascoltate il vostro cuore e la vostra mente, e sentitevi un po artisti,  ma anche scienziati e un po filosofi.




Grazie, a presto!




Nel nome del Padre comune.

In questo periodo di terrorismo, guerre religiose, sparatorie in luoghi affollati, Isis e chi più ne ha più ne metta, a me piace pensare ciò che accomuna le grandi religioni, iniziando proprio da quel che più importa per i credenti, cioè il Padre comune. Perché chi ha un fervente credo, non può annunciar guerra nel nome della pace. 

Abramo

Dio è, per le tre grandi religioni monoteiste, lo stesso. La figura biblica che unisce più di tutte è quella di Abramo, il padre spirituale, e forse anche reale, di ebrei, cristiani e musulmani. Abramo fu il grande pensatore che scoprì l’evidenzia diretta di un Dio unico. Fu il fondatore del monoteismo. Dal suo seme nacquero Ismaele, dal quale sono discesi gli arabi, o israeliti e Isacco, da cui vennero gli ebrei e i cristiani.
L’importanza del patriarca è riconosciuta anche dal Corano, dove si racconta il sacrificio compiuto da Abramo, senza specificare però il nome del figlio che il padre, messo alla prova da Dio, stava per immolare. Abramo ed Ismaele, secondo il corano, avrebbero insieme fondato la Kaaba della Mecca ( la struttura che conserva la pietra nera), a confermare lo strettissimo grado di parentela tra ebrei ( da cui si distaccarono i cristiani) e i Musulmani. 

Gesù

Un altro dato stranamente poco noto in Occidente è la popolarità di Gesù nel mondo mussulmano. Per i musulmani Gesù è un profeta molto particolare, perché ha portato (di persona) la parola di Dio a un livello analogo al Corano. Molti sapienti musulmani fanno un parallelo fra l’eucaristia dei cristiani e la recitazione dei versi del Corano. Nell'islam si ritiene che Gesù sia il maestro del soffio divino della vita. Inoltre, il Corano riconosce grande importanza a Maria di cui si sottolinea lo stato di verginità. L’islam riconosce i profeti biblici della tradizione ebraica, la figura di Gesù e molti santi cristiani.

Futuro uniti

La dimensione etica delle tre grandi religioni non deriva solo da un concetto di parentela, più importante ancora è il loro carattere universale, cioè aperto a tutti. Le tre grandi religioni non sono nate aristocratiche e hanno una certa caratteristica di rivolgersi a tutti con una certa attenzione ai problemi sociali. Quella ebraica è stata la religione di un popolo di schiavi, quella cristiana inizia come speranza per gli oppressi, quella musulmana ha pure fondato il suo successo fra gli umili. In comune hanno il senso di giustizia, il rispetto per i bisogni del prossimo, della vita, l’idea che tutti sono figli di Dio, la sacralità della famiglia. Ce n’è insomma a sufficienza per pensare che le tre religioni, invece che per cementare l’odio reciproco, possano servire per combatterlo.

Non è la religione a fomentare odio, ma politiche decennali portati ad un diffidente confronto e alla rivalità che hanno ben altri scopi terreni (ricchezze sul territorio come il petrolio) e non c'entrano nulla con la religione che ogni individuo porta con se. Perché il rispetto comune va al di là di ogni cosa, perché solo una cosa è certa: l'odio crea solo più odio, e la pace non nasce dalle guerre e queste cose, un vero fedele che ha l'amore di Dio nel cuore, le sa.


grazie, a presto!

Maratona di Roma. I numeri tra partenza e arrivo.

Si è appena conclusa l'edizione numero 21 della Maratona di Roma. L'evento forse più importante per noi runner italiani! infatti si sono ritrovati nella vecchia capitale del mondo ben 80.000 atleti! 19.061 gli iscritti, 10.824 italiani e ben 8.237 da 122 nazioni per la gara competitiva.

La partenza è stata alle ore 08:50 da via dei Fori Imperiali : I primi a muoversi sono stati i corridori su handbike (disabili), a seguire la competitiva e per ultimi il "popolo" della non competitiva. L'itinerario è stato definito “mediamente scorrevole”, perché non prevede curve a gomito, si 77 cambi di direzione e quasi 8 km sui sampietrini. la lunga coda umana che si è formata, ha fatto anche il consueto passaggio al cospetto di tutti i più celebri monumenti dell’Urbe e lungo le vie e le piazze del centro fino a via Nazionale, al traforo Umberto I, a San Pietro. Infine l'arrivo al punto di partenza, ovvero i Fori Imperiali con il Colosseo di fronte.

Una piccola chicca è stata il regista Fausto Brizzi, che iniziò le riprese del suo nuovo film che vedrà uno degli attori protagonisti cimentarsi nella gara.
A salire sul podio in 2:12:23 su una Roma bagnata, umida e fredda è stato l'Etiope Degefa Abebe Negewo. Un ottimo terzo posto per l'italo-marocchino Chatbi Jamel (2:14:04) e un 5° posto per Ruggero Pertile. 2:36:30 invece per la nostra azzurra Debora Toniolo che si prende il 3° posto femminile.
L'ultra maratoneta Giorgio Calcaterra ha promesso di fare due giri, ma al completamento della maratona (il suo primo giro per cosi dire) in 2:34:26, è stato fermato per dopping. Effettuati gli esami è ripartito!! "per la gioia della gente" disse.
Il record di tempo per la maratona "caput mundi" è rimasto quello del 2009 di Benjamin Kiptoo (KEN) di 2:07:17
La maratona di Roma è un'esperienza che ogni singolo runner dovrebbe fare almeno una volta nella vita. competitiva o meno, è la gioia di correre insieme a quasi 100 mila altre persone sulle fondamenta di questa società occidentale che solo a pensarci mi si accelerano i battiti.

Ci arriverò anche io, me lo prometto.

Grazie, a presto!

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La felicità di oggi. Tra ragione e bontà.

Uno dei tratti del pensiero moderno è, in campo pratico, l’assunzione di una riflessione volta a calcolare e a individuare gli interessi terreni e mondani e rapportarli con la felicità.
Gli uomini sono in generale inclini alla credulità e portati a giudicare basandosi principalmente sulle apparenze. In questa prospettiva la ragione è intesa come puro strumento di calcolo al servizio di quell'interesse di cui è essa stessa espressione. Quindi si afferma sempre più la convinzione che, fattasi calcolatrice, la ragione sia ora in grado di produrre un diffuso e mai prima visto miglioramento della vita umana sulla terra.
E perciò si pensa che chi ricorra alla ragione è perciò al tempo stesso felice e buono: felice perché è ora capace di procurarsi il benessere e la prosperità che prima le mancavano; buono, perché può adoperarsi anche per la felicità comune.
Ma guidarsi solo tramite ragione crea anche una diffusa ostilità reciproca sviluppando una società dominata dalla mutua diffidenza e dalla simulazione. Non è nel regno del calcolo e della riflessione che va cercata la bontà. Buona è la coscienza che ha origine in due principi anteriori alla ragione, l’uno dei quali si interessa al nostro benessere e alla conservazione di noi stessi, e l’altro ci ispira una naturale ripugnanza a veder patire e soffrire qualsiasi essere sensibile e i nostri simili.
Amor di se e pietà configurano pertanto uno stato di natura che è buono perché costituito da sentimenti buoni. Buona è quindi solo la coscienza che sa ascoltare il suo sentimento interiore, che altro non è se non la sua stessa originaria voce interiore, soffocata, ma non soppressa.
La felicità autentica implica un essere in cui bisogni e desideri siano fortemente ridotti. Un essere cioè quanto più possibile autosufficiente e perciò stabile e permanente.
L’uomo deve esercitare la propria libertà sollevandosi oltre il mondo sensibile e trovando in ciò la ragione del suo volere, il perché delle sue azioni. Questo valore peculiarmente umano del libero sforzo morale è ciò che ci distingue dagli altri animali, ed è ciò che veramente conta, per essere buoni e felici nel e col mondo.





Grazie, a presto!







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Preludio Filosofico



Antiche regole di pensiero per cui i nostri avi hanno versato sangue.
Menti combattute, che lanciano scintille,
 bruciano il mondo, abbattono oscurità.
Non permettiamo alle scienze di guidare il nostro percorso.
Le nostre menti, siamo oscuri noi filosofi,
 navighino sulle onde di un pensiero più fine.
Fino a quando, con alle spalle un cielo quiete, sulle macerie ci ergeremo.
E alla fine demistificheremo
 il messaggio insito nel pensiero unico della fede.
Persino un’apocalisse non può rubar il futuro del passato.
Se comunque risorgeremo dalle ceneri, saremo ancora la razza umana.





Apokalypsis = togliere il velo.

La Corsa ti aiuta a trovarti. La disciplina Interiore e le virtù.

La corsa che quasi sempre faccio è in modo introspettivo, cioè con la mia musica sto tra le mie e vado, corro..questo modo di correre tira fuori determinate virtù. Onestà, integrità, lealtà, sono le Virtù che ci rendono sani, forti; forti anzitutto per l'attività della conoscenza. Nell'imparare ad abbandonarsi sempre meno alle impressioni del mondo esteriore, e a sviluppare invece un'attiva vita propria interiore. Soltanto ciò che sperimentiamo interiormente ci dà la chiave per le bellezze del mondo.
L’uomo deve essere indirizzato a riservarsi nella vita momenti in cui, solo e tranquillo, possa concentrarsi in se stesso. Ascoltare con perfetta calma l'eco di ciò che ha sperimentato, di quel che il mondo gli ha dato. Ogni conoscenza che tu cerchi per maturarti sulla via della nobilitazione dell'uomo e dell'evoluzione del mondo, ti porta avanti di un passo.
Il valore di tale tranquilla auto-osservazione interiore non dipende tanto da ciò che con essa si vede, quanto piuttosto dal trovare in sé la forza che sviluppa tale calma interiore. Si deve sviluppare la capacità di permettere alle impressioni del mondo esteriore di avvicinarsi solo nel modo che io stesso ho determinato, imparando ad amare ciò che fluisce. E io devo ringraziare la disciplina del podismo perché con la corsa ho trovato tale forza.
Cosi facendo l’uomo impara a riconoscere che la più piccola azione da lui compiuta, la più piccola esperienza che egli si presenta, è connessa con grandi eventi cosmici.

Ascolta

Di particolare importanza è il modo in cui l’uomo ascolta gli altri quando parlano. Deve abituarsi a far tacere del tutto la propria interiorità. Deve mettere a tacere ogni simile approvazione e opposizione. Si tratta di mettere a tacere non soltanto ogni giudizio razionale, ma anche ogni sentimento di dissenso, di negazione o anche di approvazione. L'uomo riesce in tal modo ad ascoltare le parole degli altri con perfetta imparzialità, facendo completa astrazione dalla propria persona.
Bisogna fortificarsi per mezzo della costante azione di un pensiero: bisogna cioè tener sempre presente che dopo qualche tempo si può aver fatto dei progressi importanti, senza che questi si palesino nel modo che forse si aspettava. Le forze e le capacità che si devono sviluppare sono all'inizio di natura tenue e delicata, e la loro essenza è del tutto diversa da ciò che ci si poteva prima attendere.

Tu puoi

Conviene liberarsi dall'idea che occorre pratiche strane e misteriose per arrivare a conoscenze superiori. Ognuno deve dirsi che nel mondo dei propri sentimenti e pensieri stanno nascosti i misteri più alti, ma che finora non li ha potuto percepire. Esiste una sola via per spogliarsi dei propri difetti e delle proprie debolezze: riconoscerli esattamente. Tutto sonnecchia nell'anima umana e può essere destato. Si può migliorare anche il proprio intelletto e il proprio criterio, rendendosi conto con calma e serenità della causa della propria debolezza. Tale auto-conoscenza è naturalmente difficile. Chi si abitua alla verità verso se stesso, si apre la porta alla visione superiore.
Altre Virtù sono l'educazione alla perseveranza, la tolleranza verso gli uomini, gli altri e anche di fronte ai fatti. L'obiettività di fronte ai fenomeni della vita. A questo riguardo si parla anche di “fede”, o di “fiducia”. Essere Sempre pronto a rivedere la propria opinione, e a correggerla di fronte ad altre opinioni. Scacciare la timidezza e la tendenza al dubbio.
Queste descrizioni appaiono quasi indicazioni intese a determinare una completa trasformazione di tutto l'uomo. Chi però le legge giustamente, troverà che vogliono indicare soltanto la disposizione interiore nella quale ci si deve trovare affinché l’umanità possa progredire..


In modo da rendere la vita più efficiente e più feconda.



Auguri a tutti i papà!!! :-)


Grazie, a presto!


Correre: Riflessioni del giorno


Quando vado a correre sto più di un ora tra me e me. Sono tante le domande che mi pongo (forse per distogliere il pensiero dai muscoli addoloranti :-P ). Alcune non avranno mai risposta, altre con piccoli ragionamenti si può arrivare a qualche conclusione positiva.
Viviamo in un mondo difficile. Si uccide per gelosia, per potere, per religione e addirittura per mangiare. Là fuori è così bello, ma stiamo sempre più ore del giorno dentro queste 4 pareti fatte di Byte. 
A me piace pensare che da ciò che ci circonda dobbiamo imparare quanto più è possibile, per scoprire quel che ci può giovare e riuscire utile. Che in tal modo svilupperemo, nella nostra interiorità, una bilancia nella quale terremo da un lato un “cuore aperto” alle necessità del mondo, mentre dall'altro lato una ”fermezza interiore e incrollabile perseveranza”. Il problema però sta proprio negli stimoli dati a tale interiorità fin da bambino, nella poca autostima di voler veramente essere una persona speciale, unica, e nella pigrizia di non rifiutare l'appartenenza ad un pubblico, anziché sentirsi parte integrante consapevole ed attiva di un popolo mondiale.
Procediamo sulla linea esasperata ed esasperante di una continua nevrotica azione di quantizzazione e di assurda relativizzazione di ciò che giunge a nostra conoscenza. Siamo continuamente tesi nel primordiale concetto che perennemente ci spinge a rapportare al nostro livello ciò che alita nelle superiori dimensioni della vita, dello spazio e dell’energia.
Dobbiamo orientare la nostra attenzione speculativa su queste ultime tracce, e ci accorgeremo di star violando una pace che neanche ci appartiene. La terra ha la missione di intessere dappertutto l’amore. Quindi tutto ciò che è direttamente connesso con l’esistenza terrestre non ha interessi che non siano in qualche modo toccati dall'amore. Gli occhi di polvere non scorgeranno che polvere. Le mani di fango non stringeranno che fango. Rendere prosperità, pace ed armonia al nostro mondo. Mutarci in diamanti e scorgere le aurore di una luminosa nuova civiltà. Non più cuori di pietra, ma lucenti pensieri di cristallo al fine di sorgere come eco radioso di una Vera Civiltà Umana.

(ecco gli effetti del sole su di un runner :-P )





Grazie, a presto!







I benefici della corsa. Anche sotto la pioggia.


Che la corsa apporti benefici non è argomento nuovo. Anzi, non è proprio da discuterne. Ma possiamo discutere sul correre dentro o correre fuori, perché, anche se qualsiasi corsa fa bene, non sempre il modo ed il luogo sono adatti a svolgere una piena ed appagante "scappata".


Odio le palestre

Scusate mondo del fitness e del body Building (che sicuramente non voglio far arrabbiare!). Ci ho provato tante volte. Ho fatto attrezzi, aerobica, persino zumba, fitbox e crossfit (tralasciando salsa bachata e hustle che, da mezzo argentino, era un dovere). Ma, ahimè, appena entro in una palestra è l'odore a farmi scappare via.
Perché quando faccio attività fisica, non lo faccio solo per i muscoli, le calorie, il metabolismo basso e per liberarmi dallo stress ma, e soprattutto, per rinnovare lo spirito e spingermi un pò più in là, ogni volta centimetro dopo centimetro. Quindi quando risveglio in me la voglia di andare oltre, attivo tutti 5 i sensi con vigore! e l'olfatto vuole la sua parte...
E quando sento dire "oggi ho fatto tapis roulant perché pioveva" mi si drizzano i capelli! faccio un (finto) sorriso e cambio discorso.

Correre per il mondo, che cambia e ci cambia

Hai quindi capito che io sono un fervente sostenitore della corsa in natura, per strada, in montagna, vicino un lago, col sole in faccia o la neve nelle scarpe. Non mi interessa che quest'anno va di moda l'uomo muscoloso, l'anno dopo quello con la barba. Io corro per me
Un'attività fisica non può e non deve mai partire da ciò che gli altri si aspettino da me. E' superficiale e come tutte le cose superficiali non durerà.
Correre col cuore insomma, osservando come il mondo circostante cambia col cambiare delle stagioni. Come i vicini invecchiano ed i bambini crescono. E, perché no, persino dando indicazioni stradali a chi le chiede. 
Correre con la musica preferita che da la carica, o ascoltando i nostri stessi passi che ad ogni "tonfo" sull'asfalto ci portano più lontani.
Correre assaporando la pioggia che, tralasciando le teorie delle scie chimiche e palle varie, da vita alla natura.
Correre sentendo l'aria che ti attraversa, correre per rimanere vivo, l'odore delle vampate di pino, di gelsomino, (del camion del 98') della minestra del vicino.
correre da solo coi tuoi pensieri, correre in compagnia con chi sicuramente ti regalerà un sorriso.

Perché corro fuori? perché solo quando corro per il mondo sento di Essere

Grazie, a presto!





La ricchezza dell'uomo. Lavorare su di noi. L'uomo selvaggio va domato.

L’uomo è un animale con tanta ricchezza (interna es esterna) ma intrinsecamente selvaggio e come tale va domato con un lavoro pedagogico ottimale. Nuovi modelli educativi, che espongano davvero cosa significa essere oggi cittadini nel mondo, figli di una società informatizzata. Nuovi modelli di formazione che insegnino a gestire e sviluppare le proprie capacità in modo intelligente e flessibile. Imparare a convivere, ad essere giusti col prossimo, cercando il più possibile di soverchiare l’istinto di sopravvivenza, connaturato come vecchia parte di quell'essere umano che doveva uccidere o sarebbe stato ucciso da altre bestie, e che oggi mutò come sopraffazione tra uomini per un costante bisogno di potere.


Cos'è l'essere umano?

Infatti è opportuno acquisire una corretta conoscenza dell'essere umano. Gran parte del caos sociale dipende da una pubblica istruzione fuori strada. Una riforma pedagogica è necessaria ma non sarà possibile se prima non si sarà osservato con effettiva cognizione di causa il bambino che cresce, l'uomo in evoluzione che in ogni singolo esemplare rappresenta un enigma che in un certo senso chiede di essere decifrato. Dobbiamo provare ad osservare con quale intensità agisce nell'organismo nei primi sette anni di vita ciò che in seguito è attivo come lavoro di puro pensiero e di memoria. Noi dobbiamo imparare a portare tale pensieri a coscienza secondo volontà. A poco a poco si avrà la sensazione che l'attività pensante sia qualcosa di indipendente dall'uomo, facendo entrare nell'arbitrio umano ciò che di solito viene considerato dall'uomo come qualcosa cui ci si abbandona passivamente. Insomma, per creare una buona educazione, dobbiamo prima ri-educarci!

Coltivarci

Sviluppare un pensiero che disponga di una chiarezza molto più grande di quella a cui si è abituati. Sforzarsi per educare il nostro pensiero in modo da riuscire a pensare con correttezza e oggettività anche negli ambiti pratici della vita, immergendoci nella realtà, al contrario del materialismo, che tende ad intellettualizzare, ad osservare il mondo in modo puramente esteriore, rimanendo così infecondo. (insomma, smettere di essere solamente un "pubblico").
Prendere le mosse dall'attività interiore umana più profonda, per rivolgere l'attenzione sull'intero universo a noi circostante. In genere siamo abituati a pensare involontariamente, a lasciare che i pensieri scorrano in modo automatico proprio come le pubblicità alla TV. Il pensiero deve trasformarsi così da sottostare alla nostra volontà, proprio come quando diciamo di muovere gambe per camminare. Così facendo, da un lato impariamo a conoscere la realtà che ci conduce all'esistenza e dall'altro quella che ci porta fuori da essa. In questo modo si ha la possibilità di guardare alla vita in modo più profondo, più umano, più ricco e meno selvaggio.







Grazie, a presto!

Alimentazione. Malattia. Mente sana in corpo sano come stile di vita

Da (spero buon) podista per me l'alimentazione è importantissima. Per non parlare poi del mio basso metabolismo, colpevole del fatto che annuso il pane appena sfornato e già ingrasso! e quindi una nutrizione bilanciata è necessaria, ma ovviamente non soltanto per chi va a correre, ma proprio per chi vuole vivere bene e a lungo mangiare sano come stile di vita è necessario. esagero?



Vita come tragedia dell'alimentazione 

Il primo passo che bisogna fare per andare incontro ad un miglioramento reale della vita è, chiaramente, iniziare da noi stessi. Per iniziare da noi stessi bisogna apprendere una grande verità, e cioè che si devono lasciare da parte tutte le teorie e le ipotesi sull'alimentazione dell'uomo preistorico che grosse forze economiche ed una scienza asservita al potere e al profitto hanno cercato di farci accettare a tutela di determinati interessi.
la vita è una vera tragedia dell'alimentazione”. La malattia è una e una soltanto: la discarica interna dell'organismo. La persona media considerata “normale”, in buona salute, ha un cronico accumulo di prodotti di rifiuto di cibo, tossine, e veleni. Una persona grassa o malata di fatto è un “pozzo nero” vivente. 
Il corpo prima di tutto deve essere considerato come una macchina, un meccanismo fatto di materiale con caratteristiche elastiche simili a quelle della gomma, che è stato mantenuto in espansione per l'intero corso della vita mangiando in eccesso. Con questo processo si crea un bel paradosso perché più l'uomo accumula tossine e veleni e più ha il desiderio di mangiare per arrestarne l'eliminazione!
Dobbiamo realizzare che l'uomo è l'animale più ammalato sulla terra. Nessun altro animale ha violato le leggi della corretta alimentazione quanto l'uomo. Nessun altro animale mangia scorrettamente quanto l'uomo! 
Il filosofo tedesco Schopenhauer sosteneva che non è mai stata l'intenzione, ne il piano di Dio di creare la malattia ma, come logica conseguenza, disobbedendo alle leggi divine o della vita, la malattia viene prodotta. Non puoi guarire alcuna malattia con qualsiasi genere di accorgimenti, trattamenti o diete senza arrestare il consumo di alimenti che producono malattie, che costituiscono un grosso percentuale della dieta distruttiva dell'odierna civiltà.

Una grande verità volutamente occulta

Occorre partire da un dato di fatto incontestabile: i nostri antichi progenitori non erano carnivori, non erano erbivori, non erano onnivori, erano semplicemente dei “fruttariani” e lo furono per moltissimi anni, i primi della loro esistenza. Essi, non ancora bipedi, vivevano sugli alberi della foresta, che dava loro l'unico cibo al quale la specie umana è biologicamente adatta, cioè la frutta succosa e dolce, che ancora oggi istintivamente appetiamo e cerchiamo da piccoli finché conserviamo i nostri sani istinti alimentari.
Oggi ci dicono che la carne è importante per assorbirne le proteine, perché il nostro corpo non può sintetizzarle tutte. Cioè che i 22 aminoacidi (21 secondo alcuni, 23 secondo altri) esistenti negli alimenti si dividono, secondo la nutrizionistica ufficiale, in due categorie: quella dei 14 aminoacidi che possono essere prodotti (sintetizzati) dall'organismo umano e quella degli aminoacidi chiamati "essenziali" (8 o 10) che invece si ritiene non possano essere sintetizzati dall'organismo umano e pertanto dovrebbero essere assunti con gli alimenti. Bene, gli "aminoacidi essenziali" sono un autentico "mito". Tuttavia, ammettendone pure la reale esistenza come la medicina ufficiale pretende, è legittimo formulare questa domanda, di fondamentale importanza: da dove trassero, i nostri progenitori arboricoli, gli aminoacidi oggi chiamati essenziali, ritenuti indispensabili alla vita, durante i milioni di anni in cui furono abitatori della foresta e sicuramente solo fruttariani?
La risposta ad una simile domanda, non può essere che una sola, dettata dalla logica elementare e dal buon senso: evidentemente solo dalla frutta, anche se, secondo il parere di alcuni paleoantropologi, venivano probabilmente aggiunte alla frutta altre parti succulente di vegetali. E Poiché noi oggi continuiamo a possedere quelle stesse caratteristiche anatomiche, fisiologiche ed istintuali di quei nostri progenitori, dobbiamo dedurre che frutta, verdura e legumi sono qualitativamente e quantitativamente sufficienti a garantire in modo ottimale la vita dell'uomo oggi.

Un problema mondiale

C’è anche da considerare l’aspetto della fame nel mondo, perché per mantenere attiva la produzione di carne, abbiamo circa 4 miliardi di animali di allevamenti i quali vengono alimentati con circa un terzo dei prodotti della terra. Animali destinati a circa il 30% della popolazione mondiale. Quindi dobbiamo renderci conto che non è una scelta diventare vegetariani ma è inevitabile se vogliamo sopravvivere come specie, a maggior ragione se si pensi che per ogni chilo di carne ci vogliono circa 20 mila litri d’acqua.
La natura si porge all'uomo. Tu mangi un frutto perché vuole essere mangiato, perché così facendo liberi il suo seme che buttato al vento, serve a procreare. C’è una naturale simbiosi, un accordo biologico tra la natura vegetale e la natura animale (cit. Dott. Veronesi)

Rieducarsi a mangiar bene

Perciò bisogna rieducare la mente mentre si gode di buona salute piuttosto che aspettare fino a quando ci si ammala. Bisogna imparare come agire secondo le leggi della buona salute, in modo costruttivo per essere preparato ad affrontare ogni emergenza. Quando la vita pulsa con salute gioiosa, allora si sta vivendo ad un livello superiore, diritto di nascita di ogni essere umano.
Bisogna realizzare e percepire che si sta dando inizio ad una rivoluzione completamente nuova e perfetta, alla rigenerazione e al ringiovanimento del corpo, e questo non può essere compiuto in pochi giorni semplicemente, ma deve diventare uno stile di vita.
Il corpo deve essere nobilitato e purificato in modo che i suoi organi non stimolino a nulla che non possa servire all'anima e allo spirito. L'anima non deve essere spinta dal corpo a desideri e passioni che contraddicano un pensare puro e nobile.

Perciò la prima condizione è di porre attenzione alla salute del proprio corpo, cosa che dipende certo da noi e che ognuno può cercare sicuramente di migliorarla. Perché soltanto ad un uomo sano può giungere una sana coscienza e una vera conoscenza.
Questa è una grande impresa da realizzare, ma da qui dipende non soltanto il vostro destino futuro, ma quello di un'umanità sofferente, infelice e sulla soglia di un collasso fisico e mentale.

grazie, a presto!

Mizuno Hitogami. La corsa fa Bene, senza tanto tecnicismo.

Ho iniziato a correre con 24 anni e 23 kili in più. E dopo quasi 5 anni, posso solo dire "la corsa fa bene".
Fa bene al corpo, fa bene alla mente, fa bene allo spirito.
Solite frasi fatte dirai, ma ci tenevo a condividere la mia esperienza rapportata con questa disciplina e tutto l'impressionante marketing che c'è dietro.
Io non sono un runner super tecnologico che guarda nel suo orologio hi-tech tempi e centimetri percorsi. Si, mi tengo informato, ma i miglioramenti si devono sentire, non vedere in uno schermo al polso.
Io voglio trasmettervi la passione per la corsa nuda e cruda, così com'è! Perché chi corre lo sa come ci si sente dopo, come quasi a percepire il sangue più fluido. (non vado a correre come mamma mi ha fatto, tranquillo! :-P )

Ho cambiato svariate scarpe, tutte con nomi strani e qualsivoglia sigla dedita ad una strategia di mercato. Perché solo di questo si tratta. Normale per un podista che vuole il meglio farsi coinvolgere e finir prigioniero di determinati preconcetti,

Ascolta il tuo corpo, non chi vende un prodotto

Quando corri, ascolta, percepisci, senti ogni singolo movimento del tuo corpo, ogni muscolo, legamento. Corri piano, controlla i battiti. (a meno che tu con vada a correre per sfogarti di una determinata situazione, a quel punto vai, furia! )
Fregatene dei chilometri, fregatene del tempo. Nella corsa ci sei solo tu ed il presente, e ogni passo fatto è un nuovo traguardo per te ed il tuo corpo.

L'odioso tema "scarpe"

Come dicevo prima, oggi sul mercato trovi di tutto da mettere ai piedi. persino troppo! è quasi nauseabondo. Per non parlare della frustrazione che si crea quando, decisa la scarpa, non c'è il tuo numero! (problema ricorrente visto che ho un 39 e pare che non sia normale).
Personalmente posso dire che ho finalmente trovato un equilibrio con le Mizuno Hitogami ("hitogami" significa "divinità umana", ma tralasciamo), una scarpa con poca ammortizzazione ma ben distribuita e reattiva, che avvolge il piede in modo essenziale, senza fronzoli applicati alla tomaia e quindi molto leggera, che mi permette di avere un'andatura costante e tranquilla ma anche attiva e veloce quando lo desidero.
Un'altro punto a suo favore è la durata. Le uso da circa 6 mesi (le ultime adidas "energyboost" le ho dovute cambiare dopo 4), più o meno 50 km alla settimana, con pioggia e neve, e loro intatte e confortevoli son sempre lì, impavide ad aspettar la prossima uscita!

Conclusione

Caro runner, podista, "corsettiero", il mio consiglio più spaesato è non ascoltar consigli. Cioè "leggi tutto ciò che vuoi, fatti suggerire da chi vuoi, ma ascolta solo te stesso, il tuo corpo, le tue gambe!"
Perche la corsa fa Bene, perche la corsa rende libera la mente, e una volta svincolata da tutto potrà dedicarsi al tuo corpo,  proprio senza tanto tecnicismo.

A presto!


Diventare ricchi col sistema monetario?

Se da una parte abbiamo il sistema (anti) economico (leggi la-voglia-di-essere-ricco), dall'altra troviamo il sistema monetario. Il sistema monetario è l'insieme delle norme stabilite dalle istituzioni finanziarie che creano le condizioni per il sistema di mercato. Comprende termini come tassi d'interesse, prestiti, debito, inflazione, ecc. La natura e l'effetto del sistema monetario è in realtà molto semplice. Le banche fanno stampare i soldi dal nulla. Quando si prendono tali soldi bisogna restituirne di più. Per restituirne di più la banca deve per forza crearne ancora, sempre dal nulla. Un paradigma di crescita infinita, una vera e propria truffa, visto che niente cresce per sempre e la gente viene considerata solo un mezzo per creare più denaro; per evitare che tutto cada a pezzi, che è ciò che sta accadendo oggi.
In altre parole, tutto il denaro viene creato dal debito, il denaro è debito monetizzato. Se tutti i debiti del mondo fossero pagati, non rimarrebbe una sola moneta in circolazione, anzi visto che si applica interesse su tutta la moneta che viene creata, se si estinguono tutti i debiti ne mancherebbe! Questo ci fa capire quanto sia letteralmente impossibile un tale sistema.
Due sono le conseguenze. L'inflazione e l'insolvenza. La prima è il costante aumento della base monetaria, richiesto per coprire gli addebiti d'interesse e mandare avanti il sistema. L'insolvenza invece arriva in forma di collasso del debito, che accade quando i pagamenti dell'interesse non sono più possibili. La cascata di insolvenza che vediamo oggi in tutto il mondo, si tratti di un singolo individuo, una azienda o una intera nazione, non può che essere l'inizio, facendo i conti con la matematica. Il mondo sta andando in bancarotta a causa di quest'idea chiamata “debito”, che neanche esiste nella realtà fisica. È solo parte di un gioco che abbiamo inventato, e che ci è sfuggito di mano.
Che sia il sistema di mercato che porta una naturale gravitazione verso il monopolio e la consolidazione del potere, a prescinder dall'utilità; o che sia il sistema monetario che ha la divisione della società in classi insita nella sua struttura, c'è una conseguenza che pervade tutto il marchingegno: la Disuguaglianza.
In una società dove il successo e lo status si misurano in termini di ricchezza materiale, e non in contributo sociale, è facile capire perché lo stato del mondo è quello che è; dove la proprietà della salute personale e sociale è diventata secondaria rispetto all'idea di ricchezza artificiale e di crescita illimitata.


Riflettiamo gente

Grazie, a presto!


Alimentazione come energia vitale

Il nostro organismo ha un enorme potenziale di risanamento e guarigione, sia a livello fisico che psichico. Sebbene la medicina accademica ...

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