Riforma della scuola. Si pensa sempre e solo al denaro.

Con la nuova riforma della scuola si son introdotte parecchie nuove misure tra le quali spariranno i supplenti, ci sarà un "super preside", nuove assunzioni docenti, alternanza scuola lavoro, inglese dalle primarie, ecc...Ma sempre e solo al denaro si pensa.
Sinceramente ho sentito tanti discorsi sulla riforma scolastica. Ma mai si è parlato dell'importanza che la scuola stessa ha sui bambini, il futuro di una società.

In tempi di rapidi mutamenti di stili di vita, esigenze lavorative, situazioni sociali, occorre una pedagogia che non rincorra situazioni momentanee, ma, partendo da una conoscenza sempre più approfondita dell'essere umano in evoluzione, offra un'educazione ed un apprendimento via via conformi alle fasi evolutive della crescita del bambino. La pedagogia deve rivolgersi al bambino nella sua interezza, ed educare nello stesso tempo la sua volontà, la sua vita emotiva ed il suo pensiero, per sviluppare infine in lui il formarsi di rappresentazioni chiare e giudizi indipendenti, lo sviluppo di una interiorità capace di far confluire armonicamente gli impulsi individuali nell'organismo sociale, e il risveglio di tutte le proprie potenzialità creative, il tutto in una cornice non competitiva ed individualistica.

Il piano di studi deve accompagnare queste fasi di sviluppo, introducendo le materie in corrispondenza delle tappe di crescita degli allievi. Inoltre deve tener conto delle variabili che concorrono a realizzare l'evento pedagogico, e così le caratteristiche biografiche dei diversi alunni e delle classi, l'individualità dei singoli insegnanti, il particolare momento storico, il terreno socio-culturale in cui la scuola opera.
Quando il bambino entra nelle vita sociale della scuola, si verifica in lui un grande mutamento inferiore: non è più tutt'uno con il mondo esterno, inizia un percorso di individualizzazione e le forze che nel periodo precedente erano state quasi esclusivamente impiegate per il suo sviluppo corporeo, si rendono gradatamente disponibili anche per le attività intellettuali dell'imparare e del ricordare.

Il bambino di questa età non è ancora in grado di sviluppare processi di pensiero logico, ma questo viene condotto attraverso una configurazione artistica dell'insegnamento, ricco dì immagini linguistiche (vivo racconto), di momenti artistici (pittura, scultura, musica, recitazione, euritmia), e dì attività manuali (lavoro a maglia, cucito, falegnameria, giardinaggio) per imparare e fare, sviluppando forze di volontà. Tutto ciò costituisce una formidabile premessa ad una delle qualità più necessarie all'uomo di domani: imparare a vivere insieme agli altri.

Allo scolaro tra i sette e i quattordici anni il mondo delle conoscenze viene avvicinato prevalentemente attraverso i veicoli del sentimento e della volontà. In questo tempo il bambino cerca una guida e l'insegnante opera al fine di essere riconosciuto come una naturale autorità, divenendo per lui il mediatore del mondo.

Gli stati d'animo ed i pensieri che l'insegnante manifesta al bambino, agiscono ancora fortemente in lui. I maestri, in un certo senso, prima ancora di sapere, devono essere: ciò costituisce una grande responsabilità che può essere sostenuta con entusiasmo solo se si risveglia nell'educatore il sentimento di vocazione in un lavoro tanto impegnativo quanto necessario.

Tutto ciò che noi possiamo realizzare artisticamente diventa qualcosa di eccelso, soltanto se possiamo farlo scorrere nella massima delle arti, quella nella quale non ci viene dato della materia morta, come argilla o calore, ma nella quale ci viene dato il bambino vivente non ancora compiuto, il bambino che noi, fino ad un certo grado, dobbiamo portare artisticamente e pedagogicamente ad uomo compiuto.

Sono questi gli argomenti che mi piacerebbe sentire in una riforma scolastica, perché ne dovrebbe tenere conto "in primis". Non mi importa niente se risparmieremo 4 miliardi se a farlo ne risente il futuro del nostro paese. perché, ripeto, i bambini sono il nostro futuro.




Grazie, a presto!


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