giovedì 7 gennaio 2016

Acqua. Bene prezioso. Ma quanto ci costa in ambito economico? Quanto in salute?

Da quando ero piccolo, a casa mia si è sempre usato il purificatore dell'acqua potabile. Un semplice artefatto che con diversi filtri, "purifica" l'acqua del rubinetto e la rende "bevibile". Gran vantaggio logistico, visto che non abbiamo mai avuto il bisogno di trasportare bottiglie dal supermercato a casa. Ma anche un risparmio economico di gran rilievo,considerando che oggi giorno l'acqua in bottiglia sta raggiungendo dei prezzi folli. 

Nonostante questo, siamo tra i più grandi consumatori al mondo di acqua in bottiglia, e in vent'anni abbiamo triplicato il quantitativo consumato: ogni italiano beve annualmente poco meno di 200 litri di acqua in bottiglia, ben otto volte la media mondiale e il doppio che nel resto d’Europa! Con alcune, grandi differenze: il 70% dei sardi beve acqua minerale, mentre il 91% dei trentini beve l’acqua potabile che “sgorga” dal rubinetto. 
Il raffronto dei prezzi tra acqua minerale e potabile è stupefacente: mediamente un litro di acqua minerale costa 0,40 Euro al litro contro 0,001 Euro al litro dell’acqua potabile del rubinetto. Tra le acque minerali commercializzate, le differenze di prezzo hanno dello sbalorditivo: tra la S. Pellegrino e la Monteverde, la differenza di prezzo è di +400% circa, determinata esclusivamente dal costo della promozione pubblicitaria. Per convincere i consumatori a comprare l’acqua in bottiglia, a scapito di quella quasi gratis del rubinetto, nel 2014 gli imbottigliatori hanno acquistato spazi pubblicitari per oltre 400 milioni di Euro.
L'acqua è un bene che appartiene a tutti i cittadini, poiché le acque sotterranee fanno parte del demanio pubblico. Le aziende private che sfruttano le falde acquifere potabili, infatti, pagano alla collettività un irrisorio “canone di coltivazione”, a fronte della concessione, spesso permanente, di un bene pubblico. In pratica, gli amministratori che dovrebbero gestire, e non svendere il patrimonio collettivo, lo hanno invece “regalato” alla speculazione delle multinazionali.
Con investimenti pubblicitari che non hanno uguali per nessun’altra bevanda, è facile capire come i gruppi che controllano i tre quarti della produzione totale italiana – San Pellegrino/Nestlé, San Benedetto Italaquae/Danone, Uliveto/Rocchetta, Spumador, Norda e San Gemini – costituiscano una lobby (Mineracqua, la Confindustria delle acque), in grado di pilotare le campagne pubblicitarie e “convincere” a tutelare più il business che la salute.
La truffa, però, è ben altra, e sconvolgente: oggi, spesso, nelle bottiglie di plastica in vendita sugli scaffali dei supermercati, o sui tavoli di pizzerie e ristoranti, si trova “acqua micro-filtrata”, pagata a prezzo dell’acqua minerale, ma altro non è che acqua del rubinetto, la stessa che esce da quelli delle nostre case, messa in bottiglia e ricostituita con l’aggiunta di anidride carbonica e sali minerali. 
Dal punto di vista sanitario, potrebbe quasi essere un vantaggio: la legislazione italiana ha parametri molto restrittivi (circa 200) per l’acqua di rubinetto, rispetto all'acqua “minerale” in bottiglia (solo 48). Un esempio su tutti: la concentrazione massima di arsenico nella minerale fino a poco tempo fa poteva ancora essere di 50 microgrammi/litro (tre anni fa arrivava a 200, quando l'OMS dal 1993 ne ha fissato il limite a 10), mentre dal rubinetto per legge non può uscire acqua con più di 10 mg/l di arsenico. Dunque l’acqua di casa è più sicura!! Ma nulla si investe per migliorare e promuovere l’acqua degli acquedotti, comunque più controllata in generale e spesso qualitativamente migliore delle acque in bottiglia. In questi anni le grandi Aziende Municipalizzate, ormai tutte quotate in Borsa, sono viste solo come strumento per fare cassa, e non c’è alcun progetto per rinnovare il servizio pubblico dell’acqua. Bisognerebbe invece uscire dal mercato delle acque minerali, valorizzando il servizio idrico pubblico, tutelando fiumi e sorgenti, risparmiando acqua per gli usi non potabili.
A prescindere dalle “sanatorie” e dalla manipolazione dei parametri per la salute, la preoccupazione per la qualità delle acque minerali resta: l’avvelenamento cronico, dovuto ad esposizione a lungo termine di arsenico attraverso le acque, secondo l'OMS, causa cancro alla pelle, ai polmoni, alla vescica ed ai reni; mentre il manganese oltre la misura consentita, potrebbe incrementare la suscettibilità a infezioni polmonari.


Capisco benissimo che anche nei purificatori il business c'è, ma è sempre meglio il male minore. Io ho il purificatore da ormai 20 anni, sempre lui! cambio il filtro ogni 5 mesi (un pacco di 4 filtri costa circa 20 euro). A te i conti..

In ultima analisi: tutte le acque hanno effetti diuretici. l'effetto "plin-plin" è dato dalla quantità, e non dalla qualità dell'acqua bevuta. 

Grazie, a presto!

fonte: trekking.it

Nessun commento:

Posta un commento

Alimentazione come energia vitale