Alimentazione come energia vitale

Il nostro organismo ha un enorme potenziale di risanamento e guarigione, sia a livello fisico che psichico. Sebbene la medicina accademica e la psicologia clinica non abbiano ancora integrato il paradigma energetico-olistico e le Leggi Biologiche della Nuova Medicina (integrazione che offrirebbe una prospettiva molto più ampia sulla guarigione), nondimeno è risaputo che anche le patologie classificate come incurabili possono guarire spontaneamente. Per la scienza medica è un mistero e si parla di remissioni spontanee. Il libro "Guarigioni straordinarie" di Caryle Hirshberg e Marc Ian Barash dimostra, attraverso moltissime testimonianze e ricerche mediche, come non vi sia malattia classificata come "incurabile" che non sia guarita almeno una volta e come il segreto di tale guarigione risieda dentro di noi.
Prendendo in esame il sistema Corpo-Emozioni-Mente-Spirito, nella sua globalità, possiamo chiederci: "Che cosa permette ad un individuo di godere di un'ottima salute fisica, di un sano flusso emozionale, di una mente chiara e di una buona connessione spirituale?"
La risposta è molto semplice: un libero flusso dell'energia vitale!

La formula della Vitalità forse è stata scoperta agli inizi del '900 da Arnold Ehret (1866-1922), il quale ha ipotizzato che V = F - O (V è la Vitalità, F la Forza o l'Energia Vitale che mantiene in vita l'essere umano ed O sono le Ostruzioni). L'organismo gode del massimo del suo potenziale vitale solo quando il flusso dell'energia non è bloccato dai fattori di ostruzione (tossine fisiche, emotive e mentali). Personalmente ritengo che Ehret si sia avvicinato al vero, solo che gli è mancato di concepire questo meccanismo non in termini strettamente fisico-meccanici ma più energetici: di fatto noi siamo primariamente una struttura di energia, in cui il benessere è, appunto, proporzionale alla libera circolazione della nostra energia vitale. Il corpo fisico è solo la dimensione più materiale e concreta di quella struttura multidimensionale che è l’essere umano nella sua totalità; la fisiologia energetica o "sottile" regola sia la dimensione fisica e materiale che il piano emozionale e mentale.
L'idea geniale di Ehret è stata quella di comprendere che togliendo le ostruzioni più materiali al corretto fluire della vitalità organica si possono ottenere delle guarigioni straordinarie, in quanto l'organismo può godere appieno del suo potenziale di risanamento ed autoguarigione. Lui stesso, per primo, è riuscito a guarire con digiuni e una dieta senza muco (autore del libro "la dieta senza muco" dove per muco si intende il materiale intossicante ed occludente che deriva da un'alimentazione non fisiologica) , da una forma di nefrite cronica data per incurabile da tutti i medici dell'epoca da lui consultati ["Soffrii molto a causa di tanti medici (24 in tutto) e parte di questa sofferenza fu pagare i circa 6.000 dollari di parcelle, con il risultato di venire dichiarato 'incurabile'"].


Indipendentemente dal voler iniziare subito o meno un lavoro sulla propria alimentazione, è bene sapere cosa è salutare e cosa no per l'organismo. C'è una differenza importante tra mangiare della carne, della pizza o un panettone pensando che siano un valido cibo per il nostro organismo e mangiarli sapendo invece che lo intossicano e che sostanzialmente sono un nutrimento emozionale (tralascio adesso un attimo il discorso etico del nutrirsi a spese della sofferenza degli animali e quello ecologico dei danni apportati al pianeta dagli allevamenti e dalle colture estensive). Con la giusta consapevolezza, anche se al momento continuiamo a nutrirci come sempre, prima o dopo avverranno dei cambiamenti spontanei nell'alimentazione.
L'essere umano non è affatto onnivoro, come si pensa abitualmente, e se andiamo a studiare l'anatomia e la fisiologia comparata ci rendiamo conto che noi non siamo né carnivori, né erbivori… siamo frugivori (siamo nati per cibarci di frutti). E' una verità molto semplice.

"I veri onnivori e i veri carnivori, quando sono affamati, sono attratti istintivamente da animali e carogne che vedono e che interpretano come cibo immediato. Questo non accade mai all'uomo. Il ribrezzo che ogni uomo normale e sano prova alla vista del sangue e di un cadavere è la prova della sua natura non carnivora." (Girolamo Savonarola)

"Prova a mettere un bambino in una culla con una mela e un coniglio. Se mangia il coniglio e gioca con la mela ti regalo un'auto nuova." (Harvey Diamond)

L'essere umano non è un predatore (chi sarebbe in grado di cacciare con i denti e a mani nude il proprio cibo??), non ha artigli affilati per cacciare, non ha una dentatura adatta ad azzannare e strappare la carne da un cadavere, non ha un apparato intestinale in grado di liberarsi velocemente dalle tossine prodotte dal metabolismo delle proteine animali e non possiede neppure l'uricasi (enzima che neutralizza l'eccesso di acido urico derivato dalla degradazione proteica). L'essere umano ha un pollice opponibile semplicemente perché è un raccoglitore, per nutrirsi sostanzialmente di frutta ed eventualmente di semi, germogli, verdure. Non dimentichiamo che l'habitat originario umano è, non a caso, la fascia intertropicale, ricchissima di frutta.
Come mai l'essere umano, se nasce fruttariano, ha iniziato a nutrirsi anche di carne e cereali? La risposta sembra risiedere nell'adattamento ai cambiamenti climatici planetari. La vita sulla Terra è comparsa circa 4,5 miliardi di anni fa; i primi ominidi sono apparsi 2-2,5 milioni di anni fa in Africa, mentre l'Homo sapiens (da cui noi deriviamo direttamente) è apparso circa 200.000 anni fa, sempre in Africa, e, successivamente, ha iniziato a migrare in Europa ed in Asia. Gli sconvolgimenti climatici avvenuti tra i 200.000 e i 120.000 anni fa (nell'era detta Pleistocene) comportarono un'avanzata dei ghiacci sulle regioni euroasiatiche ed intensissime precipitazioni in Africa, seguite da un periodo di forte inaridimento che diede origine alla Savana. L'essere umano, per sopravvivere, dovette adattarsi a mangiare la carne dei cadaveri lasciati dai predatori e progressivamente imparare a cacciare. L'introduzione di cereali coltivati e latte nella dieta avvenne circa 10-15.000 anni fa, quando l'essere umano iniziò a dedicarsi all'agricoltura e all'allevamento.


Nessun animale in Natura mangia cibo cotto. Solo l'essere umano, l'animale più ammalato del pianeta, utilizza la cottura per poter ingerire dei cibi che altrimenti non potrebbero essere assunti (perché non digeribili o tossici o a rischio di contaminazione microbiologica), oltre che per rendere le pietanze più saporite. Purtroppo l'essere umano ha coinvolto anche gli animali a lui più vicini in questa abitudine deleteria. 
Il problema della cottura è che non solo denatura molte sostanze nutritive contenute nel cibo ma soprattutto distrugge la vitalità degli alimenti; un seme cotto, infatti, non germoglierà mai più. E' facilmente verificabile con l'esperienza personale, per chi avesse voglia di sperimentarlo, come il nutrirsi di morte danneggi e spenga lentamente la vitalità, mentre il nutrirsi di cibo vivo (in inglese living food) aumenti la vitalità, la salute e il benessere su tutti i piani del nostro essere.
Il Dr. Paul Kouchakoff, medico svizzero di Losanna, dopo anni di studi su migliaia di persone, in un suo saggio del 1937 ha dimostrato che ogni volta che consumiamo del cibo cotto si produce nell'organismo una leucocitosi, cioè un aumento dei globuli bianchi, caratteristico, ad esempio, delle infezioni. I leucociti aumentano per circa mezz'ora e solo dopo 90 minuti tornano ai valori normali; un tale aumento non si verifica assumendo i cibi crudi e viene ridotto ingerendo cibi crudi prima ed assieme ai cibi cotti. E' come se l'alimento cotto venisse visto come un aggressore, per cui le difese immunitarie si attivano. La leucocitosi digestiva era in parte già conosciuta, ma veniva considerato un fenomeno fisiologico, quando - evidentemente - tanto fisiologico non è.

La scienza ufficiale non prende ancora in considerazione il flusso e la qualità dell'energia vitale (biomagnetica) come fattore di benessere, ma iniziano ad essere presenti apparecchi elettromedicali utilizzati da medici non convenzionali che misurano il bioelettromagnetismo (Vega Test, Test secondo Morell e Rasche - MORA, Organometria Funzionale o EAV, ecc.).
L'ingegnere francese Andrè Simoneton - dopo essere guarito grazie al vegetarianesimo da un quadro clinico dato per incurabile - ha scoperto che le radiazioni emesse da un organismo sano si aggirano intorno a 6500 Angstrom e scendono in condizioni di malattia o cattiva alimentazione. Simoneton ebbe così modo di dividere gli alimenti in tre categorie principali a seconda della loro radiazione energetica:
1) Alimenti morti (cibi cotti o conservati, margarina, pasticceria industriale, alcool, liquori, zucchero bianco): questi prodotti hanno radiazioni nulle o quasi nulle.
2) Alimenti inferiori (carne, salumi, uova non fresche, latte bollito, caffè, tè, cioccolato non crudista, marmellate, formaggi, pane bianco, formaggi fermentati): questi cibi hanno radiazioni inferiori a 5000 Angstrom.
3) Alimenti superiori: frutta cruda e matura e verdura cruda e fresca, germogli, cereali in chicco, frutta oleosa: questi cibi hanno radiazioni molto elevate tra 8000 e 10000 Angstrom. Minore il tempo passato dalla raccolta e maggiori sono le radiazioni.

Non sto dicendo che da domani bisogna mangiare solo mele. Ma si può avere una fase di transizione (anche lunga anni) nella quale abbandonare sempre più cibo schifoso per le nostre cellule. l'importante è avere la Volontà di farlo, oltre alla consapevolezza che ciò che fate è per il vostro bene. Comunque è' naturale in una fase di transizione avere fame, percepire un senso di vuoto ed anche avere dei disturbi fisici (dati sia dal processo di disintossicazione, sia dall'apparato digerente che deve tornare alla sua efficienza originaria). In seguito la fame si attenua moltissimo e viene apprezzato molto il senso di leggerezza e pulizia che il corpo raggiunge.
E' importante, soprattutto nella fase di transizione, mangiare sempre con soddisfazione e non vivere in regime di privazione e punizione. Arrivare a mangiare sola frutta e verdura e sentirsi perfettamente appagati richiede spesso dei passi intermedi ed è essenziale accettare questa necessità di mediazione senza voler strafare. Sebbene qualcuno sia in grado di passare al crudismo senza alcuna transizione, per la maggior parte delle persone sono necessari mesi o anni per arrivare al crudismo completo ed è bene ricordare che già una dieta crudista al 70% è straordinariamente salutare. Ascolta sempre il tuo corpo e non cercare di forzarlo.




A presto, grazie!

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