mercoledì 17 febbraio 2016

Debito pubblico. Spiegato in maniera chiara. Il più grande furto della storia umana.

Per comprendere il “meccanismo del credito” verso gli Stati, e cioè il debito pubblico di un paese dobbiamo, innanzitutto, chiarire che il denaro – l’euro nel nostro caso, il dollaro nel caso americano – è un bene privato in quanto emesso da una banca di fatto privata. Ogni singolo euro che si trova nelle nostre tasche – ma non solo – appartiene solo all'istituto che lo ha emesso: in sostanza la sovranità monetaria appartiene alle banche, non ai popoli. Se voi prendete qualsiasi banconota in euro per esempio, noterete immediatamente la sigla BCE in diverse lingue: questa è un’importante premessa per capire la proprietà alla fonte del denaro.
La BCE – la Banca Centrale Europea – è una società per azioni completamente indipendente e “staccata” dalle normative europee ed ha il compito – ed è questa la beffa – di tutelare la politica monetaria e di conseguenza la politica economica dell’Unione Europea composta da Stati “pubblici”. La BCE è posseduta dalle Banche centrali di ciascun Paese dell’area euro – anche se in percentuali diverse – più alcune Banche centrali di Paesi estranei alla moneta unica e che a loro volta coniano le rispettive monete. Insomma, in quest’ultimo caso si assiste anche ad un terribile conflitto di interessi.
Dato che i soldi restano pezzi di carta e metallo – nonostante l’enorme valore che la società attuale, malata e drogata, attribuisce loro – gli unici costi della Banca Centrale Europea e di questa compagine di Banche private centrali per emettere gli “euro” sono quelli inerenti la tipografia e il conio delle monete. Una volta stampati e battuti, questi soldi nei fatti vengono venduti agli Stati non a prezzo di costo – o di realizzazione come ci si potrebbe aspettare – ma in base al valore nominale che è stampato sulla banconota stessa.
Ad esempio, una banconota da 100 euro viene venduta a 100 euro nonostante costi di fatto alla BCE solo 0,03 centesimi circa e il tutto, per giunta, maggiorato da un tasso di interesse che si chiama ironicamente “tasso di sconto”. L’enorme differenza – il divario – che c’è tra il valore intrinseco – ovvero il costo effettivo delle monete e banconote, nel caso sopra: 0,03 centesimi, appunto – e il valore effettivo stampato sulla moneta viene chiamato comunemente – e giustamente – Signoraggio Bancario.
Facciamo un esempio ancora più concreto: se una banconota da 100 euro costa alla BCE solo 0,03 centesimi, il Signoraggio su ciascuna banconota si otterrà sommando il valore nominale della banconota (100 euro) più il tasso di sconto o interesse (1,5%) – valore quest’ultimo preso come media dal 2002, anno di battesimo dell’euro corrente – detraendo, infine, il valore intrinseco o costo effettivo (0,03).
Dunque: 100€ + 1,5€ – 0,03€ = 101,47€ !!! 

Lo Stato debitore di turno si impegna per lo stesso valore verso di lei e verso tutto il mondo finanziario e bancario emettendo titoli di debito – i nostri BOT, CCT ecc. – che la BCE prende semplicemente in pegno e si riserva di “piazzare” sul mercato dei titoli con un ulteriore interesse a vantaggio degli Stati che acquistano e che è pagato sempre dallo Stato debitore. In pratica, tutti questi titoli di debito sono garanzie di pagamento, vere e proprie “cambiali” che gli Stati emettono per i soldi che hanno ricevuto dalla Banca Centrale Europea. Ed è qui che entrano in gioco le ormai famose agenzie di rating: queste non fanno altro che dare valutazioni della solvibilità degli Stati – emettendo giudizi sintetizzabili in lettere alfabetiche, proprio come se fossimo a scuola – e ciò in base alle politiche ed alla credibilità del Paese invalutazione”. Si noti che ogni evento, sia economico, che politico, che sociale, viene analizzato minuziosamente e dunque il mercato dei titoli di qualunque Paese sale e scende proprio come se fossimo sulle montagne russe.
Quando si sente parlare di “aste dei titoli pubblici”, il meccanismo che vi sta dietro è proprio questo: la BCE tenta di convincere gli operatori del mercato – singoli, imprese, Stati esteri, banche estere e non – della bontà della solvibilità dello Stato in questione e cerca di “piazzare i titoli” al tasso che il mercato stabilisce di volta in volta, in base alle compravendite dettate dagli eventi economici politici e sociali del Paese in questione. I tassi europei fanno tutti riferimento al tasso del Bund” tedesco: ciò avviene perché la stessa BCE è stata costruita sul modello della vecchia Bundesbank e, visto anche il peso economico e finanziario che esercita tuttora la Germania sull’Unione (dopo aver perso due guerre?), il differenziale di interesse tra il Bund e gli altri titoli – il cosiddetto Spread – resta il paradigma da seguire. Quindi questo famigerato differenziale è solo una parte del problema, anche marginale… se vogliamo.
Un discorso ulteriore riguarda l’interesse su tutto questo denaro virtuale prestato all’origine dalla BCE: esso, semplicemente, non potrà mai esistere nella struttura economica e monetaria di un Paese; se la BCE presta al popolo italiano 1 miliardo di euro al tasso dell’1,5%, quella percentuale di interesse di capitale non esiste in principio e questo perché la BCE è la sola deputata a creare ed emettere denaro per i Paesi della zona euro.

Ma questa follia collettiva di “creazione di denaro virtuale” continua: i soldi si moltiplicano anche pian piano che… si scende di livello. Cosa succede, infatti, se ciascuna banca può aumentare a sua volta la virtualità del denaro? Accade che i debiti aumentano ancora di più e i cittadini – dunque lo Stato – si indebiteranno ulteriormente verso il sistema nel suo complesso e questo, ancor più, per soldi che in realtà non esistono. Tale meccanismo si chiama “riserva frazionaria” o “Signoraggio secondario” e permette ad ogni banca di “prestare” denaro moltiplicando virtualmente le proprie giacenze.
Quando noi andiamo ad accendere un mutuo in banca, l’istituto commerciale di turno fa esattamente quello che fa la BCE con lo Stato debitore: scrive un importo virtuale sul computer e ci addebita la somma dietro però garanzie REALI di pagamento. Quindi la banca, di fatto, non ci sta offrendo nulla: il solo fatto che scriva quell'importo “fantastico” sul suo schermo addebitandocelo è frutto del potere smisurato che gode il sistema che ha creato questa finta e malata economia.
L’organizzazione bancaria, in pratica, vende solo fumo, ma pretende da noi rigorosamente l’arrosto!
Gli economisti di oggi parlano all'infinito di crescita economica e di politiche di crescita, il cui unico fine sarebbe quello di ripianare i debiti pubblici: si può crescere quanto si vuole, ma se il meccanismo del credito resta questo né il capitale, né gli interessi sul debito potranno mai essere pagati!
Naturalmente, ciò che sta accadendo ha logiche di potere che vanno ben al di là degli Stati stessi: chi tiene le fila delle banche, infatti, sa benissimo che così facendo gli Stati falliranno uno dopo l’altro e con loro fallirà anche l’intero sistema economico mondiale. Ma allora ci si chiede: perché farlo? Perché proseguire e perseguire questa via catastrofica?

I motivi, a mio avviso, sono tanto oscuri quanto semplicemente ovvi e cioè sono tutti legati alla psicologia dell’uomo e dell’attuale società, da anni ormai letteralmente ammalatasi per il dio denaro. Se ci mettiamo poi il fatto che l’umanità da sempre impazzisce per il potere, possiamo tranquillamente affermare che ora ha congegnato soltanto un nuovo metodo per arrivare al solito vecchio obiettivo di “possedere il Mondo”. Anche se dietro le quinte.
Il meccanismo verticistico e piramidale, a questo punto, è fin troppo chiaro: alla base ci sono gli Stati che devono indebitarsi. Sempre. In ogni Paese del Mondo, poi, le varie banche commerciali e in generale gli istituti finanziari mirano a speculare, ma soprattutto a detenere pacchetti azionari nelle Banche centrali nazionali, in modo da poter avere “peso nell'affare degli affari”, vale a dire la creazione smisurata e incontrollata di denaro finto e virtuale venduto – anzi imposto – ai cittadini di tutto il Pianeta.
Un ulteriore prova è ciò che sta accadendo col bene rifugio per eccellenza, l'oro. Il quale negli ultimi anni è cresciuto di valore, spingendo la gente a vederlo. Ebbene se pensiamo al denaro come un misero SISTEMA, come tale può essere cambiato. Se arriveremo ad un vero e proprio crash economico mondiale, sicuramente si tornerà al SISTEMA dello scambio d'oro. Il quale, ahimè venduto per denaro, sarà pressoché ormai nelle mani delle banche..
leggi anche: Lo spietato Dio Denaro


Grazie, a presto!

venerdì 5 febbraio 2016

Piante indoor purificatrici. Cura l'aria di casa tua!


Sappiamo tutti quanto incide l’inquinamento atmosferico sulla qualità della nostra vita, ma credo che pochi si preoccupano dell’inquinamento indoor, cioè la qualità dell’aria che respiriamo all'interno delle nostre case.



È difficile resistere al fascino della legna che arde e lo è ancora di più oggi che al fascino si aggiunge la convenienza economica. Con la comparsa sul mercato del pellet (micro bastoncini di legna ottenuta dalla lavorazione degli scarti del legno) la questione della combustione della legna ha assunto una notevole importanza e questo sistema si è imposto anche in città come uno dei metodi più economici per riscaldare gli ambienti. Il problema qual è? In fondo quello che viene bruciato è una sostanza naturale e per di più il processo è ad impatto 0 in termini di emissioni di gas cosiddetti "climalteranti".
Il problema è che tutte le combustioni di materiale legnoso rappresentano un processo di combustione estremamente inefficiente e poco controllato. Questo provoca l’emissione di importanti quantità di inquinanti: monossido di carbonio, particolato, benzene e altri composti organici volatili, metalli pesanti e diossine. Anche sostanze cancerogene quindi sulle quali non è il caso di scherzare. La tabella che segue riporta un confronto in termini relativi tra i fattori di emissione della legna in diverse condizioni di combustione e il gas naturale. Emerge con impressionante evidenza la quantità di inquinanti emessa dalla combustione della legna, in particolare se questa combustione avviene in un caminetto aperto.

A parità di calore prodotto infatti un caldo caminetto emette, in media, 4500 volte più PM10 rispetto al gas naturale, 200 volte più monossido di carbonio, 200 volte più Composti Organici Volatili, 400 volte più diossine e 130000 volte più Benzopirene. Quando queste combustioni avvengono all'aperto non ci sono seri problemi per la salute di chi sta nelle vicinanze.
Qualche preoccupazione nasce però quando queste combustioni avvengono in modo continuativo in ambiente indoor. In questo caso, in funzione del tasso di ricambio dell’aria e del tiraggio dei camini, una quota ristagna negli ambienti chiusi e un’altra viene riversata nell'atmosfera all'esterno. Se la quota che rimane indoor è consistente è probabile che si generino concentrazioni di inquinanti molto elevate.
Inoltre chi pratica running deve sapere che nel periodo invernale i livelli più elevati di inquinamento si hanno nelle ore di maggior traffico (8-9 del mattino e 19-22 di sera); nel periodo estivo l’inquinante che in genere desta più preoccupazioni è l’ozono che raggiunge invece il suo picco massimo nelle prime ore del pomeriggio. Per lo stesso motivo, per quanto è possibile, è opportuno concentrare le attività sportive all'aperto nelle prime ore del mattino.
Dunque le piante..
Tra le specie più efficienti in quest’opera di purificazione dell’aria ne ricordiamo alcune molto comuni come le gerbere, i crisantemi, il pothos, il tronchetto della felicità e il ficus”, ho deciso di eseguire delle ricerche perché sapevo che liberano ossigeno e catturano anidride carbonica, ma non che molte specie sono anche in grado di agire da filtri.
Piante che purificano l’aria
Questo gruppo di piante è stato testato dalla NASA nell'ambito di studi sulla purificazione dell’aria nelle basi lunari. Ogni pianta tra quelle citate ha una particolare versatilità nell'assorbimento di uno o più inquinanti. Molte delle informazioni qui riportate sono state tratte dal testo “Amiche piante” di B.C. Wolverton, uno dei ricercatori della NASA che ha partecipato a questo progetto. Le piante qui indicate sono tutte idonee a vivere in appartamento, con lo scopo di depurare l’aria che vi respiriamo.

Felce di Boston (Nephrolepis exaltata)
È in assoluto la pianta in grado di rimuovere più di qualunque altra la formaldeide dall’ambiente, addirittura con un tasso di 20 microgrammi per ora. È inoltre una bellissima pianta dal portamento compatto e globoso, che ha solo bisogno di buona umidità, e sopravvive benissimo anche in ambienti poco luminosi.



Areca (Chrysalidocarpus lutescens)

Rimuove al tasso di 19 microgrammi/ora xilene e toluene dai nostri ambienti. È una palmetta molto elegante (ricorda vagamente la Kentia e la Chamaedorea) che riempie con delicatezza un angolo della casa.


Spatifillo (Spathyphyllum wallisii)
Pianta umile e modesta, dai bei fiori bianchi e dalle notevoli esigenze idriche (qualcuno la usa anche negli acquari), che ha capacità di depurazione ambientale notevolissime. Rimuove 19 microgrammi/ora di acetone dall’ambiente (per chi non sopporta la pulizia delle unghie smaltate della moglie..), ma anche 13 microgrammi di metanolo, 7 di benzene, 5 di ammoniaca e 3 di formaldeide.


Anturio (Anthurium andreanum)
Leader nella purificazione da ammoniaca è il generoso anturio (10 microgrammi/ora rimossi). Questa bella pianta dal fogliame lucido e dai brillanti fiori rossi cerati, ha anche buona attività su xilene e toluene (8 microgrammi).

Dracaena marginata
Un tronchetto molto elegante (nella varietà bicolor e tricolor) che ha anche ottime capacità di depurazione. Rimuove infatti 10 microgrammi/ora di xilene e toluene, 8 microgrammi di formaldeide, e altri inquinanti minori.

Falangio variegato (Chlorophytum comosum “vittatum”)
Questa robustissima piantina ricadente “da ciotola”, con le foglie lunghe e appuntite bianco-variegate, si adatta veramente ad ogni ambiente e cura. Si riproduce con grande facilità. Questa liliacea si impose all’attenzione del mondo nel 1984 quando la NASA pubblicò i primi risultati dei suoi studi, per la sua grande capacità indifferenziata di assorbimento di inquinanti ambientali negli ambienti chiusi (per esempio 7 microgrammi/ora di formaldeide).
Aglaonema crispum
Se avete un ambiente con pochissima luce e poca acqua disponibile, e volete tenervi lo stesso una bella pianta, l’Aglaonema fa per voi. Una pianta robustissima ed elegante, con la speciale caratteristica di incrementare nel tempo la sua capacità di assorbimento di tossine se esposta per tempi lunghi ad ambienti inquinati (tra cui, ad esempio, 7 microgrammi/ora di formaldeide).
Sansevieria trifasciata
Questa pianta di semplicissima cura (ci si può quasi dimenticare che esista) è anche dotata di una caratteristica anomala. Al contrario della maggior parte delle piante, anche durante la notte continua a svolgere una leggera attività di sintesi, producendo quindi ossigeno e assorbendo anidride carbonica. Adattissima per stanze affollate o spesso chiuse.

Ficus benjamina
La più conosciuta tra le piante d’appartamento (qui nella splendida varietà a foglie d’oleandro), è anche una buona consumatrice di formaldeide (12 microgrammi/ora). Non è adatta a chi ha il “pollice nero”, infatti richiede un ambiente costantemente umido e buone e costanti irrigazioni. Non sopporta il freddo, né il secco.

Piante che assorbono la formaldeide:

Piante che assorbono xilene e toluene:

Ebbene, ognuno di noi crea il proprio ambiente da chiamare casa, nel quale riposare dopo una giornata da stress quotidiano. Le piante possono essere un buon motivo di arredo ma, come abbiamo visto, non solo!..
Cura la tua casa, te stesso e le persone con cui vivi.

leggi anche: tecnologia-ad-onde-elettromagnetiche.html

Grazie, a presto!

sabato 16 gennaio 2016

Tecnologia ad onde elettromagnetiche

Senza fronzoli. Ma queste onde elettromagnetiche fanno male oppure no?



La IARC (International Agency for Research on Cancer) , nel 2011 ha indicato i campi elettromagnetici a radiofrequenza, tipici dei telefoni cellulari come possibili cause di alcuni tipi di cancro. La conseguenza è stata l’inserimento delle radiofrequenze nella classe 2B, che include gli agenti con possibili effetti carcinogeni.
Ragazzi il cellulare fa male, ma non solo. Anche le antenne che fungono da ripetitori. Le persone che vivono ad una certa distanza da questi ripetitori sono più portate a sviluppare un cancro. Il problema è che, se possiamo evitare di vivere vicino ai ripetitori, non possiamo sfuggire alle onde elettromagnetiche in cui siamo immersi costantemente

Per farci un’idea dovremmo immaginare di avere sopra le nostre teste una sorta di cupola. Se i nostri occhi sarebbero in grado di vederle ci apparirebbero come miliardi di fasci di luce che ci attraversano in continuazione. Ci sono individui con un organismo più resistente di altri, ma nessuno di noi è immune a queste radiazioni.
Non possiamo avere una risposta che risolva il quesito. Si può evitare l’avanzamento della tecnologia? Ovvio che non è pensabile, anche perché l’evoluzione di una civiltà dipende molto da quest’ultima. La tecnologia è indispensabile, ma ci sono i pro e contro, e poi non possiamo pensare di tornare a vivere nelle caverne, visto che bisognerebbe vivere come minimo senza alcun elettrodomestico.
Gli effetti della radiazione elettromagnetica sugli esseri viventi dipendono principalmente da due fattori:
  • la frequenza della radiazione, ovvero il tipo.
  • la modalità di esposizione ovvero l’intensità della radiazione, la durata dell’esposizione, le parti del corpo esposte.
Per quanto riguarda la frequenza della radiazione si usa distinguere tra:
  • radiazioni ionizzanti, di frequenza sufficientemente alta da essere in grado di ionizzare gli atomi della sostanza esposta; possono quindi modificare le strutture molecolari, potendo anche produrre effetti biologici a lungo termine sui viventi interagendo con il DNA cellulare. Essendo le più energetiche sono, a grandi linee, le più pericolose.
  • radiazioni non ionizzanti; si designano come non ionizzanti quelle radiazioni elettromagnetiche non in grado di produrre ionizzazione nei materiali ad esse esposti. Un esempio di radiazioni non ionizzanti sono le onde radio. L’energia più bassa le pone, in generale, in classi di rischio più basse delle precedenti.

Le informazioni che seguiranno sono state rilasciate dalla Lega Tumori di Siena :


Cause di presenza nell'ambiente di campi magnetici sono per esempio asciugacapelli, frullatori, televisioni, trapani e treni elettrici in un rapporto che va dai 5000 volt di una linea ad alta tensione alle poche decine di volt di un elettrodomestico.
Altre sorgenti di onde elettromagnetiche si trovano nei settori delle telecomunicazioni, dalle trasmissioni radiotelevisive degli impianti radioamatoriali, negli impianti radar, sia militari che civili (antifurto), nelle antenne paraboliche per le comunicazioni satellitari. Insomma si sono andati sempre più diffondendo le sorgenti di campi elettromagnetici ad alta frequenza sia per uso personale, che per abitazioni, ospedali, scuole e uffici, come i sistemi automatizzati per il controllo degli accessi, i videoterminali, i metal-detector, gli antifurto a microonde, i dispositivi anti taccheggio, i telefoni cordless e cellulari. 
A tal proposito occorre tener presente che l’intensità nociva del campo elettromagnetico intorno ad un cellulare dipende dal modello di apparecchio nonché dalla distanza dalla testa. Perciò la Lega Tumori raccomanda l’uso del viva-voce e di fare comunicazioni brevi, magari alternando l’orecchio impegnato. Le onde elettromagnetiche di un cellulare possono interferire con dispositivi elettromedicali impiantabili (pacemaker, protesi acustiche) e con altre apparecchiature elettroniche sensibili (radio, TV, strumentazione degli aerei, di auto).
L’utilizzo industriale dei campi elettromagnetici riguarda essenzialmente il modo di provocare il riscaldamento dei materiali come metalli, colle, plastiche, legno ecc.
Nel campo medico, le principali applicazioni delle onde elettromagnetiche sono, oltre la risonanza magnetica, anche la diatermia, le tecniche di ipertermia in campo oncologico e gli elettrobisturi. I soggetti più esposti risultano i pazienti ed i lavoratori delle industrie produttrici di tali apparecchi.
Come precauzione viene consigliato di non trascorrere troppo tempo ad una distanza di un metro da elettrodomestici fissi come il frigo e lo scaldabagno, ridurre l’esposizione ai campi generati dalle linee elettriche aumentando l’altezza dei sostegni e impiegando cavi schermati o interrati, assicurarsi della corretta chiusura dello sportello del forno a microonde e del buon funzionamento dell’interruttore di sicurezza, che disattiva il generatore di microonde quando si spegne.
Tutti noi facciamo parte di quelle generazioni che stanno ancora sperimentando. Probabilmente fra non molto troveranno altri sistemi che si riveleranno più sicuri  per la salute umana. Non è bello da dire ma “oggi giorno noi siamo delle cavie”.
Quindi possiamo prendere piccole precauzioni, ma la verità è che i nostri corpi vengono attraversati tutto il giorno da queste onde killer. Con questo non voglio dire di fregarsene o di fare l'eremita sul monte. Piuttosto siate intelligenti e sappiate che più si sta lontani dal Wi-Fi e cellulari, meglio è.
Esistono anche determinate piante che "mangiano l'inquinamento". Ad esempio la Tillandsia (foto) o il Cactus Peruvianus assorbono le onde elettromagnetiche presenti in casa. (leggi: piante-indoor-purificatrici-cura-laria.html )

Ad ogni modo, gli organi più sensibili secondo gli esperti sono i testicoli e gli occhi. Poi ci si domanda perché l’uomo è sempre più sterile, beh, questa è una delle varie possibili cause.
Ma soprattutto, se vuoi bene a tuo figlio, evita di regalargli un cellulare e/o tablet che sia.

Grazie, a presto!


giovedì 7 gennaio 2016

Acqua. Bene prezioso. Ma quanto ci costa in ambito economico? Quanto in salute?

Da quando ero piccolo, a casa mia si è sempre usato il purificatore dell'acqua potabile. Un semplice artefatto che con diversi filtri, "purifica" l'acqua del rubinetto e la rende "bevibile". Gran vantaggio logistico, visto che non abbiamo mai avuto il bisogno di trasportare bottiglie dal supermercato a casa. Ma anche un risparmio economico di gran rilievo,considerando che oggi giorno l'acqua in bottiglia sta raggiungendo dei prezzi folli. 

Nonostante questo, siamo tra i più grandi consumatori al mondo di acqua in bottiglia, e in vent'anni abbiamo triplicato il quantitativo consumato: ogni italiano beve annualmente poco meno di 200 litri di acqua in bottiglia, ben otto volte la media mondiale e il doppio che nel resto d’Europa! Con alcune, grandi differenze: il 70% dei sardi beve acqua minerale, mentre il 91% dei trentini beve l’acqua potabile che “sgorga” dal rubinetto. 
Il raffronto dei prezzi tra acqua minerale e potabile è stupefacente: mediamente un litro di acqua minerale costa 0,40 Euro al litro contro 0,001 Euro al litro dell’acqua potabile del rubinetto. Tra le acque minerali commercializzate, le differenze di prezzo hanno dello sbalorditivo: tra la S. Pellegrino e la Monteverde, la differenza di prezzo è di +400% circa, determinata esclusivamente dal costo della promozione pubblicitaria. Per convincere i consumatori a comprare l’acqua in bottiglia, a scapito di quella quasi gratis del rubinetto, nel 2014 gli imbottigliatori hanno acquistato spazi pubblicitari per oltre 400 milioni di Euro.
L'acqua è un bene che appartiene a tutti i cittadini, poiché le acque sotterranee fanno parte del demanio pubblico. Le aziende private che sfruttano le falde acquifere potabili, infatti, pagano alla collettività un irrisorio “canone di coltivazione”, a fronte della concessione, spesso permanente, di un bene pubblico. In pratica, gli amministratori che dovrebbero gestire, e non svendere il patrimonio collettivo, lo hanno invece “regalato” alla speculazione delle multinazionali.
Con investimenti pubblicitari che non hanno uguali per nessun’altra bevanda, è facile capire come i gruppi che controllano i tre quarti della produzione totale italiana – San Pellegrino/Nestlé, San Benedetto Italaquae/Danone, Uliveto/Rocchetta, Spumador, Norda e San Gemini – costituiscano una lobby (Mineracqua, la Confindustria delle acque), in grado di pilotare le campagne pubblicitarie e “convincere” a tutelare più il business che la salute.
La truffa, però, è ben altra, e sconvolgente: oggi, spesso, nelle bottiglie di plastica in vendita sugli scaffali dei supermercati, o sui tavoli di pizzerie e ristoranti, si trova “acqua micro-filtrata”, pagata a prezzo dell’acqua minerale, ma altro non è che acqua del rubinetto, la stessa che esce da quelli delle nostre case, messa in bottiglia e ricostituita con l’aggiunta di anidride carbonica e sali minerali. 
Dal punto di vista sanitario, potrebbe quasi essere un vantaggio: la legislazione italiana ha parametri molto restrittivi (circa 200) per l’acqua di rubinetto, rispetto all'acqua “minerale” in bottiglia (solo 48). Un esempio su tutti: la concentrazione massima di arsenico nella minerale fino a poco tempo fa poteva ancora essere di 50 microgrammi/litro (tre anni fa arrivava a 200, quando l'OMS dal 1993 ne ha fissato il limite a 10), mentre dal rubinetto per legge non può uscire acqua con più di 10 mg/l di arsenico. Dunque l’acqua di casa è più sicura!! Ma nulla si investe per migliorare e promuovere l’acqua degli acquedotti, comunque più controllata in generale e spesso qualitativamente migliore delle acque in bottiglia. In questi anni le grandi Aziende Municipalizzate, ormai tutte quotate in Borsa, sono viste solo come strumento per fare cassa, e non c’è alcun progetto per rinnovare il servizio pubblico dell’acqua. Bisognerebbe invece uscire dal mercato delle acque minerali, valorizzando il servizio idrico pubblico, tutelando fiumi e sorgenti, risparmiando acqua per gli usi non potabili.
A prescindere dalle “sanatorie” e dalla manipolazione dei parametri per la salute, la preoccupazione per la qualità delle acque minerali resta: l’avvelenamento cronico, dovuto ad esposizione a lungo termine di arsenico attraverso le acque, secondo l'OMS, causa cancro alla pelle, ai polmoni, alla vescica ed ai reni; mentre il manganese oltre la misura consentita, potrebbe incrementare la suscettibilità a infezioni polmonari.


Capisco benissimo che anche nei purificatori il business c'è, ma è sempre meglio il male minore. Io ho il purificatore da ormai 20 anni, sempre lui! cambio il filtro ogni 5 mesi (un pacco di 4 filtri costa circa 20 euro). A te i conti..

In ultima analisi: tutte le acque hanno effetti diuretici. l'effetto "plin-plin" è dato dalla quantità, e non dalla qualità dell'acqua bevuta. 

Grazie, a presto!

fonte: trekking.it

martedì 5 gennaio 2016

Guerra, Petrolio ed Energia rinnovabile

Recentemente mi è stato contestato il mio essere vegetariano mettendo in luce il fatto che l'acqua impiegata negli allevamenti per un chilo di carne è la stessa che una nave inquina importando la Quinoa dalla Bolivia.
In un mio vecchio post parlo già sugli effetti devastanti che gli allevamenti hanno sul nostro pianeta e di quanto fa male mangiare la carne (alimentazione-malattia-mente-sana), quindi oggi vorrei fare due riflessioni sull'altro aspetto della disputa. Quella nave che parte dalla Bolivia piena di Quinoa con tanto di petrolio per arrivare fin da noi.

Che il mondo funzioni in maniera univoca verso il dio denaro ormai non è notizia, ma lo sono tutte le guerre in giro per il mondo che a mio parere vengono messe in atto per un più ampio disegno di manipolazione.
In prima analisi i conflitti sembrano regionali e indipendenti l’uno dall'altro, ma come ha osservato lo studioso di geopolitica Michael Klare, si tratta semplicemente di «guerre del XXI secolo per l’energia»
Dal momento che i governi di Iraq, Nigeria, Russia, Sud Sudan e Siria derivano la gran parte dei loro ricavi dalle vendite di petrolio, possiamo affermare che le zone di produzione di gas e petrolio rappresentino una ripartizione di ricavi cruciali. Il controllo delle risorse fossili si traduce così in peso geopolitico per alcuni paesi e in vulnerabilità economica per altri.

Un conflitto di così ampia portata, che riguarda nientemeno che la transizione da un sistema fossile e nucleare, fondato su concentrazione di capitale, finanza e infrastrutture proprietarie, a un sistema di fonti naturali non proprietarie, diffuse e territorialmente governabili, non sfugge certo agli interessi dei Governi e delle Corporation che tengono le redini dell’economia e del commercio nel sistema finanziario globale.
Secondo Klare, la guerra per l’energia continuerà in tutto il mondo, infatti mentre le divisioni etniche e religiose possono fornire il carburante politico e ideologico di queste battaglie, decisivo è il movente economico. In un mondo ancora legato a doppio filo ai combustibili fossili, il controllo delle riserve di petrolio e gas è una componente essenziale del potere. Auspicare concretamente la fine della guerra per l’energia perciò, significa ottenere un contributo concreto verso la pace e la condivisione tra i popoli. Forse si potrà scongiurare questo conflitto solo il giorno in cui, finalmente, il mondo passerà davvero alle energie rinnovabili. Energie democratiche, strettamente legate al territorio ed in grado sul lungo termine di assicurare una autonomia energetica, mettendo gradualmente fine alla dipendenza dal petrolio.


Le tecnologie rinnovabili come sole, vento e biomasse, pur limitate da una relativa discontinuità, sono sfruttabili direttamente in pressoché ogni angolo del mondo e, nonostante il calo del prezzo del petrolio, è in atto un boom delle energie rinnovabili.
La diversità del modello rinnovabile che potremmo definire in una sola parola “democratico”, pone al centro il rispetto per l’ambiente con ricadute occupazionali sul territorio favorendo e stimolando la crescita di una coscienza diffusa che desidera cooperazione politica, riorganizzazione sociale e convergenza di “stili di vita verdi”.
Il nostro caro pianeta è uno solo, ed è giunto il momento di lasciare indietro la vecchia convinzione di piccole nazioni suddivise da linee geopolitiche immaginarie.






    Grazie. A presto!

mercoledì 20 maggio 2015

Riforma della scuola. Si pensa sempre e solo al denaro.

Con la nuova riforma della scuola si son introdotte parecchie nuove misure tra le quali spariranno i supplenti, ci sarà un "super preside", nuove assunzioni docenti, alternanza scuola lavoro, inglese dalle primarie, ecc...Ma sempre e solo al denaro si pensa.
Sinceramente ho sentito tanti discorsi sulla riforma scolastica. Ma mai si è parlato dell'importanza che la scuola stessa ha sui bambini, il futuro di una società.

In tempi di rapidi mutamenti di stili di vita, esigenze lavorative, situazioni sociali, occorre una pedagogia che non rincorra situazioni momentanee, ma, partendo da una conoscenza sempre più approfondita dell'essere umano in evoluzione, offra un'educazione ed un apprendimento via via conformi alle fasi evolutive della crescita del bambino. La pedagogia deve rivolgersi al bambino nella sua interezza, ed educare nello stesso tempo la sua volontà, la sua vita emotiva ed il suo pensiero, per sviluppare infine in lui il formarsi di rappresentazioni chiare e giudizi indipendenti, lo sviluppo di una interiorità capace di far confluire armonicamente gli impulsi individuali nell'organismo sociale, e il risveglio di tutte le proprie potenzialità creative, il tutto in una cornice non competitiva ed individualistica.

Il piano di studi deve accompagnare queste fasi di sviluppo, introducendo le materie in corrispondenza delle tappe di crescita degli allievi. Inoltre deve tener conto delle variabili che concorrono a realizzare l'evento pedagogico, e così le caratteristiche biografiche dei diversi alunni e delle classi, l'individualità dei singoli insegnanti, il particolare momento storico, il terreno socio-culturale in cui la scuola opera.
Quando il bambino entra nelle vita sociale della scuola, si verifica in lui un grande mutamento inferiore: non è più tutt'uno con il mondo esterno, inizia un percorso di individualizzazione e le forze che nel periodo precedente erano state quasi esclusivamente impiegate per il suo sviluppo corporeo, si rendono gradatamente disponibili anche per le attività intellettuali dell'imparare e del ricordare.

Il bambino di questa età non è ancora in grado di sviluppare processi di pensiero logico, ma questo viene condotto attraverso una configurazione artistica dell'insegnamento, ricco dì immagini linguistiche (vivo racconto), di momenti artistici (pittura, scultura, musica, recitazione, euritmia), e dì attività manuali (lavoro a maglia, cucito, falegnameria, giardinaggio) per imparare e fare, sviluppando forze di volontà. Tutto ciò costituisce una formidabile premessa ad una delle qualità più necessarie all'uomo di domani: imparare a vivere insieme agli altri.

Allo scolaro tra i sette e i quattordici anni il mondo delle conoscenze viene avvicinato prevalentemente attraverso i veicoli del sentimento e della volontà. In questo tempo il bambino cerca una guida e l'insegnante opera al fine di essere riconosciuto come una naturale autorità, divenendo per lui il mediatore del mondo.

Gli stati d'animo ed i pensieri che l'insegnante manifesta al bambino, agiscono ancora fortemente in lui. I maestri, in un certo senso, prima ancora di sapere, devono essere: ciò costituisce una grande responsabilità che può essere sostenuta con entusiasmo solo se si risveglia nell'educatore il sentimento di vocazione in un lavoro tanto impegnativo quanto necessario.

Tutto ciò che noi possiamo realizzare artisticamente diventa qualcosa di eccelso, soltanto se possiamo farlo scorrere nella massima delle arti, quella nella quale non ci viene dato della materia morta, come argilla o calore, ma nella quale ci viene dato il bambino vivente non ancora compiuto, il bambino che noi, fino ad un certo grado, dobbiamo portare artisticamente e pedagogicamente ad uomo compiuto.

Sono questi gli argomenti che mi piacerebbe sentire in una riforma scolastica, perché ne dovrebbe tenere conto "in primis". Non mi importa niente se risparmieremo 4 miliardi se a farlo ne risente il futuro del nostro paese. perché, ripeto, i bambini sono il nostro futuro.




Grazie, a presto!


mercoledì 1 aprile 2015

La malattia della felicità. La TV

È un dato di fatto. Troppe immagini uccidono l’immagine.
Ecco quale potrebbe essere la malattia della felicità: non più vedere ma controllare che tutto proceda bene, come previsto. Così come il “tutto è arte” allude a un mondo in cui l’arte non è più granché, il tutto in vista segna il declino e il trionfo dello sguardo.
Si può dimostrare che la TV favorisce e non favorisce la democrazia, la verità, la pace fra i popoli e la libertà dell’uomo.

L’organo della democrazia

La Tv favorisce la democrazia. Come tutti sanno, la Tv è l’oggetto che gli intellettuali amano odiare, e che i politici sono costretti ad amare.
La Tv è democrazia, perché tutti la guardano e tutti ne parlano. Eguaglianza di accesso indispensabile all'esercizio della democrazia. La Tv rappresenta un rimedio alla distruzione del legame sociale.
Che senza Tv, l’elettore medio, che non  legge più, non saprebbe nulla dei programmi e dei partiti in competizione. Si tratta dunque dello strumento più democratico delle società democratiche e di un formidabile mezzo di comunicazione fra le persone.
Ma: non è certo difficile mostrare come la Tv spoliticizzi la politica, demotivi l’elettore, deresponsabilizzi il responsabile e assecondi pericolosamente la personalizzazione del potere. La cosa pubblica diviene una verità, l’ambiente politico una colonia dello show-business.
La Tv a forza di offuscare ogni differenza fra gli attori della scena audiovisiva; diviene  allora fattore di indifferenza.
L’ineguaglianza risiede anche nella capacità di farsi vedere, personalmente. In tutti i luoghi pubblici la precedenza del volto già visto da qualche parte su quello mai visto, da nessuna parte, è norma.
La democrazia non è la legge della maggioranza ma il rispetto delle minoranze. L’imperialismo dell’immagine nella tv non si direbbe faccia proprio quello.
Una democrazia esige cittadini attivi. La Tv, unita al sondaggio permanente, spinge a disertare lo spazio pubblico, come in una sorta di arresti domiciliari. Riduce il legame sociale a una relazione senza scambio. Ognuno a casa sua. Spoliticizzare significa in primo luogo immobilizzare.
Far finta: questo sarebbe il ruolo provvidenziale impartito nella nuova democrazia. Il teatro politico non è certo cosa nuova (il parlamento da noi è un anfiteatro). Ma la novità è in questo: in mancanza di intrighi e di poste in gioco, la teatralizzazione dell’azione diviene l’azione stessa (Renzi? )

L’apertura al mondo
            
La Tv apre al mondo. La Tv fa sparire il mondo. Si può a giusto titolo elogiare il tasso senza precedenti di apertura agli altri, la fine della frontiera, l’avvento del cittadino universale e dell’era postnazionale.
Tutto ciò che delocalizza civilizza, e la Tv favorisce una presa di coscienza planetaria e la causa umanitaria.
Tutto ciò non è falso, e nemmeno vero. A domicilio, non si viaggia su un qualche atlante. A selezionare i luoghi di destinazione non siamo noi ma l’attualità. Le immagini dei paesi lontani appaiono dunque per qualche minuto sui nostri schermi solo in caso di tragedie, di guerre, catastrofi. L’attualità costruisce la storia che costruisce la geografia. L’inverso, quindi, delle determinazioni reali. La comunicazione è libera, ma non l’accesso al mercato dell’informazione.
La Tv ha aperto i cuori e gli spiriti a sofferenze e oppressioni un tempo invisibili. Essa ha creato una sorta di opinione mondiale: è diventato più difficile massacrare impunemente. Tuttavia, ogni immagine diffusa è un rapporto sociale metamorfizzato in emozione individuale, piacevole o dolorosa.

La conservazione del tempo

La Tv è una formidabile memoria. La Tv è un funesto colabrodo. La Tv, dal punto di vista tecnico, è il migliore fra i congegni per rendere perenne la vita.
L’effetto patrimonio ha offuscato la differenza fra il vecchio mondo della conoscenza e quello nuovo della comunicazione archiviabile e stoccabile come l’altro.
Eccoci dunque tecnologicamente affrancati dall'irreversibilità del tempo che scorre. Ormai, ieri può essere oggi, o domani.
Tutto ciò è vero, ma anche il suo contrario. La fuga senza ritorno delle immagini che avviene giorno dopo giorno è infatti un canale di ricambio per le memorie e una dissuasione per l’intelligenza. Non è possibile, senza preliminare registrazione, bloccare o far tornare indietro un’ondata di immagini così come si può fare con un fascio di pagine.
È proprio la soppressione continua delle distanze, dei termini e dei ritardi che costituisce l’originalità della Tv sui mezzi di informazione scritta, in particolare in tempi di crisi.
La comunicazione rassicura, l’informazione disturba. Entrambe ci sono necessarie, e il giornalismo ha l’impegnativo compito di trovare la giusta distanza fra queste due polarità antagoniste.
A forza di voler esercitare il diritto di prelazione sull’evento, la cultura dello scoop, il ritmo tipico del nostro audiovisivo trasforma la sovrainformazione in disinformazione.
Disincantarsi dalle immagini trasmesse alla velocità della luce. 

L’effetto di realtà

La Tv è un operatore di verità, la Tv è una fabbrica di inganni. La prova davanti all’immagine annulla i discorsi e i poteri.
Ma l’effetto di realtà, ottimale sullo schermo video, è minato. Perché è senza causa. Davanti a queste immagini in diretta e in tempo reale, passo spontaneamente dall'altra parte dello schermo, nel reale. Qui sta la mistificazione: Perché c’è tutto un gioco di esibizione e di selezione dietro l’immagine presa in considerazione fra mille altre possibili e mostrata al loro posto, un gioco complicato di fantasie, di interessi e talvolta di rischi. Ma nessuno sguardo è obbiettivo, perché persino le telecamere automatiche sono piazzate da una volontà umana.
La nuova mentalità collettiva non è così empirica e priva di pregiudizi come vuole far credere. Essa ha sostituito il dogmatismo della Verità con il dispotismo dell’espressività. La verità non è più ottenuta, né elaborata, è qualcosa che c’è già , qualcosa di selvaggio e di impulsivo che l’espressione farà semplicemente passare dall'interno all'esterno. La verità nella tv è originale, non finale.
Sorridere è una tecnica, un obbligo di apparenza che non impegna a nulla. La spontaneità mediatica, come il genio è una lunga pazienza: una questione di disciplina e di apprendimento.
L’autoreferenzialità mediatica, come sappiamo, fa si che una frottola ripresa e diffusa diventi una quasi-verità.
Verrà il giorno in cui la messa in immagini del mondo farà del mondo un’immagine; della storia un telefilm; e di un combattimento incerto come tutti un western come un altro. “banalizzando lo straordinario e sublimando il banale”.




Grazie, a presto!







Alimentazione come energia vitale